1 Marzo 2001 (Romanzo epistolare)

Una vita difficile romanzo epistolareForse mi rivolgerò alla madre di qualche ragazzino mio alunno. Sono determinata a spuntarla. Per i soldi metterò da parte quelli che mi sono guadagnata. Ho anche un gruzzolo da parte e le risorse non mi mancano. Ho il senso del risparmio, non spendo per futilità. Nella mia vita ho sempre risparmiato i coriandoli da piccola, i quaderni più grande. Non ho mai fatto spese pazze. Mi accontento di poco, faccio una vita semplice, sobria e cerco solo di soddisfare i bisogni primari, punto al necessario. I giovani sono abituati spesso a sprecare. Cambiano gli abiti per seguire la moda, acquistato costosi stivali. Come sai non ho vizi, non vado a ballare, al cinema, al teatro. La mia è una vita ritirata. Sfuggo le occasioni mondane, le feste, i matrimoni. Lo sfarzo di certi matrimoni mi ripugna. Spendere una fortuna per un solo giorno. !! Una persona dovrebbe sentirsi il cuore sposato. Vanno invece davanti all’altare spose scollate, piene di lustrini che alla prima occasione lasciano lo sposo. Giovani vestiti di tutto punto promettono eterno amore davanti a Dio e poi tradiscono senza scrupoli, magari con l’amica della sposa. E’ diventato di moda separarsi, avere un’amante, una famiglia allargata, figli illegittimi. Insomma tutto all’insegna della sregolatezza. Ogni trasgressione non è punita. Puniti siamo noi persone oneste, che siamo derise dai più e viviamo appartati come animali braccati in un recinto. Nel nostro ghetto osserviamo il crollo dei valori, la fine della tradizione con occhio critico. Non interveniamo sappiamo che è inutile. Viviamo fingendo di ignorare il crollo dei valori. Ci siamo creati il nostro nido, il nostro rifugio. In fondo nel ghetto stiamo bene, non abbiamo scosse, non ci sono tumulti. Tutto scorre liscio nel nostro mondo, nel nostro mondo c’ è spazio per la pietà, per il rispetto per i valori. Il nostro è un mondo chiuso, asfissiante dove ci siamo solo noi e pochi come noi. Sono ammessi solo quelli affini a noi, pochi per l’esattezza. Viviamo blindati, lontani dal clamore del mondo. Chi ci ha relegati nel ghetto ci compatisce ma noi ci siamo abituati e viviamo da re. Seguiamo i nostri ideali, preghiamo i nostri santi, abbiamo i nostri amici, ci nutriamo del nostro spirito, ci rilassiamo con i nostri idoli. Fuori il mondo continua il suo rumore che a noi non ci tocca, ormai siamo vaccinati, ci disintossichiamo con niente. Basta rientrare a casa osservare i nostri libri e ci sentiamo al riparo. Nessuno può uccidere il nostro pensiero, quello che abbiamo dentro. Ci possono costringere a vestire tutti uguali, a non sognare, a dimenticare i morti, a rubare ai vivi ma i pensieri più nascosti non possono essere sfiorati. Quello che noi pensiamo di loro lo teniamo per noi, ma continuiamo a pensarlo nonostante tentino di comprarci. Hanno mercificato tutto, ma non possono mercanteggiare le idee. Quelle brillano nella nostra testa, luminose, attive. Nessuno può cancellare i nostri scritti, le nostre denunce. Io continuo a scrivere racconti metaforici per consentire a qualcuno di riconoscersi e di mutare veste. Forse le mie parole resteranno inascoltate ma comunque resteranno scritte in qualche parte. Chissà che un giorno non daranno frutti. Non si può restare passivi di fronte al crollo dei valori bisogna attivarsi per salvare almeno la dignità umana. In un mondo in cui si uccide per futili motivi bisogna inculcare il culto della persona. Dobbiamo lottare fino alla fine, finché abbiamo respiro. Gettare la spugna è da vigliacchi. Lottiamo al buio, chiusi nel nostro fortino sicuri di non essere visti, ma combattiamo con tutte le armi, con tutte le forze. La gente onesta deve lottare compatta contro la corruzione, contro ogni forma di degenerazione. L’onestà non può essere svilita, va tutelata. La nostra società ci invita alla disonestà. E’ un invito che si percepisce a pelle, si percepisce quando chi uccide sconta pochi anni di carcere, quando chi ruba non viene punito, quando la carriera viene fatta dai soliti portaborse, quando nella sanità dilaga l’incuria, quando si uccide sulle strisce pedonali. Solo per fare degli esempi. Cosa fanno gli onesti? Si dividono, fingono di non aver visto. Dobbiamo unirci, lottare in sordina, ma lottare. A viso aperto non ci è consentito. Le ritorsioni sono in agguato. Il prezzo che paga l’onesto è alto: esclusione, disprezzo. E’ un mondo capovolto dove i disonesti guadagnano più degli onesti. Tuttavia agli onesti resta ancora il pensiero. Si può rubare il portafoglio ma non il pensiero. Ci si può opporre al dilagare del conformismo, dell’egoismo. Gli onesti non devono nascondersi, non hanno commesso errori. Eppure sono i più penalizzati, dalle tasse, dalle persone scorrette e maleducate. Sì perché gli onesti vengono persino offesi, giudicati stupidi, pochi furbi. Quello che conta è essere sempre se stessi.

 

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