27 ottobre 2000 (Romanzo epistolare)

Una vita difficile romanzo epistolareOgni volta partecipare a un concorso mi pesava. Avrei volentieri lasciato perdere. Spesso ero presa nella morsa dello sconforto. Volevo però con tutta me stessa l’indipendenza economica, l’affermazione della mia personalità. Volere è potere. A qualsiasi prezzo volevo raggiungere questo obiettivo. Per dimostrare che potevo guadagnare denaro sufficiente per me, senza bisogno di nessuno, di sussidi, di mio padre. Ero disposta a tutto ma fino a un certo punto. Spesso in cambio del lavoro mi veniva chiesto l’impossibile. Alcuni colloqui di lavoro si rivelarono un disastro. Molti uomini di potere, titolari di aziende cercarono di approfittare della situazione. Pensando che fossi ritardata, tentarono di toccarmi il seno, di baciarmi. Ero sdegnata, fuori di me. Molti ci provavano senza ritegno. Gli uomini di mezza età erano quelli più audaci, facevano proposte indecenti, scandalose. Alcuni mi invitavano spudoratamente a casa loro. I ragazzi erano più melliflui, più gentili ma anche loro nei discorsi andavano al sodo. In cambio del lavoro volevano tutti qualcosa. Era un baratto, uno scambio di favori tra un superiore e un inferiore. Il corpo, anche quello malmesso, doveva essere mercificato. Molte ragazze intorno a me si davano anche a gente anziana e avevano posti favolosi e carriera assicurata, anche ai danni di altri colleghi ignari. Era una pratica diffusa che andava denunciata. Io non osavo espormi per paura di ritorsioni. Fingevo di non capire, tiravo avanti a denti stretti. Certe situazioni mi facevano venire il vomito. Spesso vomitai per il disgusto. Non potevo vedere fanciulle in fiore rovinarsi con gente malvagia. Ma capivo anche che il pane era pane e nell’indigenza bisognava adattarsi. Se volevo lavorare dovevo vendermi al miglior offerente. Io non potevo combattere da sola le insidie del mondo. Incontravo tutti falchi rapaci, libidinosi pronti a tuffarsi affamati sulla preda di turno. Erano richieste giovani fanciulle. Molti erano uomini sposati, nonni che la sera abbracciavano i lori nipotini con naturalezza. Avevano imparato la recita a memoria e apparivano sempre come impeccabili uomini d’affari, rispettabili. Non serviva ribellarsi si era accusati di mentire. Avevo pensato di denunciare questi datori di lavoro balordi ma, parlando per caso con un poliziotto, compresi che era inutile. Il loro potere gli consentiva di volta in volta di farla franca. La giustizia terrena mi pareva fasulla e cominciai a sperare in quella divina. Ma anche Dio sembrava assente. Questi signori continuavano a prosperare, a viaggiare in auto di lusso, a frequentare ristoranti alla moda con l’amante di turno. Avevano ville lussuose, figli avvocati, nourse filippine. Io avrei lottato contro i mulini a vento. Ben presto capii tutti i meccanismi della società. Notavo che la corruzione, il mal costume era dilagato ovunque. Medici, sindaci, avvocati, giudici, amministratori persino preti non facevano più il loro dovere, ma pensavano solo ad arricchirsi, spesso a danno della società. Consideravano il loro mestiere come una fonte di guadagno, non operavano nel rispetto delle norme, degli altri. Non lavoravano con coscienza e passione. Dove mi giravo tutti volevano soldi, tutti ruotava intorno ai soldi. Molti in cambio del lavoro volevano del denaro. La cosa peggiore in assoluto era la mancanza di rispetto, la scarsa considerazione della vita umana. Non pensavano che io ero un essere umano che aveva bisogno. Non avevano pietà. Non conoscevano i sentimenti che nobilitano l’uomo. Il loro cuore era contaminato dalle passioni, era malato. Un cuore non può dimenticare la pietà, l’onestà, l’amore. Avevano l’animo nero come il sangue infetto. Nel loro delirio di onnipotenza si credevano immortali e per questo continuavano ad accumulare ricchezze. Forse per i loro figli anche essi malati. I figli avrebbero dilapidato quelle ricchezze con le prostitute. La farina del diavolo va tutta in crusca. Chi di spada ferisce di spada perisce. Non c’è scampo per un’anima dannata. I rimorsi dovrebbero annientare queste persone. Di solito questa gente non provava nemmeno rimorso o senso di colpa. Il loro comportamento era bestiale, diabolico, infernale. Tutti pensavano solo a divertirsi, a bere, a fare viaggi, a ballare, a godersi la vita. Il lavoro dopo queste premesse è chiaro che non lo trovai. La risposta era la stessa: non trovano le persone normali un lavoro decente! Una frase che imparai a memoria come si impara un versetto della Bibbia. Leggevo la Bibbia nella speranza di trovare una risposta ai miei dubbi. La Bibbia dissipava molte nebbie ma sulla morte ancora non avevo trovato risposte esaurienti. La morte spettrale continuava ad agitare i mie sogni notturni. Strani fantasmi si agitavano nella mia mente.

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