Abbazia di San Salvatore e Lorenzo a Scandicci

A Scandicci, vicino Firenze, al confine con il comune di Lastra a Signa, sorge l’abbazia di  san Salvatore e Lorenzo nota come badia a Settimo. Già anticamente esisteva un originario oratorio di san Salvatore poi passato nelle mani dei conti Cedolingi che crearono monasteri e abbazie per avere il controllo totale del territorio. La famiglia feudale fondò l’abbazia che raggiunse il suo splendore nel XIII secolo grazie anche a donazioni e a un ricco patrimonio. Con la adesione alla riforma vallombrosana il luogo di culto ebbe un grande influsso concreto sul territorio e divenne centro dei monaci cluniacensi. Poi anni dopo l’abbazia venne messa sotto la tutela dei monaci cistercensi di san Galgano che con le donazioni ottennero molti privilegi e realizzarono un ampliamento notevole con la costruzione della cappella di san Jacopo e le fortificazioni. Intorno alla abbazia nacque un borgo.

Nel XIV secolo i monaci fecero delle bonifiche e il monastero subì l’attenzione di Firenze che voleva controllare lo snodo della via Pisana. Il periodo più buio è quello dell’assedio dei lanzichenecchi di Carlo V. La  zona smembrata in due proprietà fu venduta ai privati. Nel 1700 si ebbe l’aggiunta del santo Lorenzo. Nel 1900 iniziò il restauro ma gli archivi vennero portati in altra sede e mai più rintegrati dopo la alluvione del 1966. Nel 1891 iniziò il risanamento della cripta fatta con capitelli arcaici e risalente al IX secolo. Fu fatta su palafitte sui resti di un tempio pagano. La cripta risale all’epoca longobarda ed è la parte più antica del complesso monastico.

Nel complesso convivono vari stili, gotico, romanico. La torre campanaria è molto antica, mentre l’abside è rinascimentale e il rosone è gotico. Oltre il monastero con il chiostro, il refettorio, il reliquiario di oreficeria, i busti dei santi, la biblioteca con 15mila volumi ancora in fase di catalogazione troviamo la chiesa a tre navate, che ha subito molte trasformazioni barocche, ricca di opere d’arte di pregio, cappelle, sepolture di nobile e poeti. Molte opere si trovano sparse in musei e collezioni private.

Si punta al perfetto recupero del complesso monastico. Negli anni sessanta è stato rifatto il convento. Nel 1957 è stato rifatto il campanile abbattuto nel 1944 da una cannonata.

Nell’abbazia è sepolto il poeta Dino Campana, in un primo tempo sepolto a san Colombano. Campana morì a Scandicci il 1 marzo del 1932, dove era ricoverato per una depressione.

 

Ester Eroli