Concetto di tempo nella chirurgia estetica

Concetto di tempo nella chirurgia esteticaUn tipico elemento della cultura occidentale consiste in una eccessiva esaltazione dell’aspetto, della figura, del profilo personale. Ciò che sembra sostituisce ciò che è, nella misura in cui l’apprezzamento estetico della persona contribuisce e con peso eccessivo al giudizio sulla persona stessa: gli occhi altrui, approvando desiderosi uno specifico aspetto conforme ad un’idea di bellezza condivisa, giudicano positivamente chi vi si adegua. Al di là della qualità intrinseche della persona, siamo bombardati da messaggi che insinuano con astuzia un contenuto ben preciso, cioè che la superficie levigata della nostra pelle, la cura per l’aspetto, è di fondamentale importanza per la cura della persona stessa. L’importanza, immagine di ciò che è fondamentale nella maturazione della persona, così come i valori ad essa annessi, mutano e si spostano dall’interno verso l’esterno: apparire, apparire in un modo, apparire al di sopra di tutto vuol dire essere migliori, al di sopra delle parti. Questo tipico elemento nella cultura occidentale lo si può riscontrare nel feticcio, per usare un termine provocatorio, della chirurgia estetica. Sia ben chiaro che chi scrive parla dell’abuso della chirurgia estetica, della sua reiterazione superflua, del ricorso ad operazioni meramente cosmetiche, insomma, non del tutto necessarie.

La soglia naturale verso la quale l’essere umano tende, uomo o donna che sia, in quanto semplice creatura vivente è un limite lineare, semplice, che si configura come il tempo. Come già i filosofi antichi e medievali avevano inteso, il tempo è lo statuto ontologico delle creature, sarebbe a dire tutto ciò che vive su questa terra è sottoposto all’inesorabile trascorre del tempo. Ed è propriamente un tempo lineare ad essere caratteristica fondamentale per l’uomo, l’uomo inteso come specie: se ci fosse concessa la possibilità di viaggiare nel tempo e modificare gli eventi passati o prevedere con certezza profetica gli eventi futuri, gran parte della vita perderebbe il suo senso di unicità e bellezza. A che pro l’impegno ed il sacrificio, a che pro la sudata e la meritevole vittoria sulle proprie debolezze se con un semplice gesto, un movimento della testa, potessimo evitare di commette errori? La maturazione della persona sarebbe più che vana e senza maturazione non si dà nessun miglioramento. Concependo il tempo come una struttura lineare orientata dal passato verso il futuro, rendiamo onore a ciò che è stato e ci rivolgiamo giustamente ad un presente ricco di avvenire. Il tempo, si sa’, lascia i suoi segni. Segni che mondanamente, ma non per questo motivo stupidi, si trovano sui volti, sul corpo: cicatrici, rughe, piccole ferite rimarginate sono letteralmente l’aspetto del tempo che testimonia la sua presenza.

Ma per chi non riesce ad accettare questo scacco, che il tempo scorre inesorabile, la sua presenza si fa pesante ed inaccettabile. L’invecchiamento comporta un sempre minore apprezzamento da parte dell’occhio altrui, la cura dell’aspetto si fa più difficile, l’aderenza a quella idea di bellezza condivisa tanto cara viene meno e l’apparire svela il suo essere caduco, momentaneo. Per chi non è in grado di accettare tutto questo, così come vuole un certo tipo di società occidentale, violenta ed effimera nell’affermare l’aspetto miglior ingrediente della comunità, ricorrere alla chirurgia estetica è un’ottima soluzione. Ed è qui che si scova un certo concetto di tempo nella chirurgia estetica, un concetto contrario all’esperienza di tutti i giorni: chi vi fa ricorso pretende ed esige riavere un certo aspetto, ed attraverso questo oserei dire una certa essenza (o essenzialità) personale, aspetto che garantisca i complimenti altrui, aspetto che si rifà ad una bellezza che fu. Il tempo, visibile in volto e sintomo d’invecchiamento, viene vissuto come qualcosa da evitare, qualcosa di cattivo, nocivo poiché allontana da quell’elemento, tanto occidentale, che consiste nell’esaltazione dell’aspetto stesso, esaltazione che si è fatta prioritaria. Allora il concetto di tempo nella chirurgia estetica è un concetto di tempo reversibile, tempo che può ri-orientarsi dal futuro (o presente) verso il passato, che non è più legato ad un trascorrere lineare ma che è, appunto, reversibile. In parole povere, l’aspetto che avevo una volta, posso riaverlo senza sforzo, senza doverlo per forza ri-vivere.

Ma un tempo così, sotto il concetto di reversibile, è solo una chimera. Chimera, però, figlia di un messaggio ben preciso, purtroppo molto diffuso: apparire meglio di essere, anzi, apparire è il solo essere che conti. Non è curioso come tutto questo si risolva nella cosmesi? Sembra proprio una forma di viaggio nel tempo.

 

Marco Morgante

 

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