Disordine

DisordineSpesso al lavoro ci sono mutamenti, sconvolgimenti, sorprese. In tempo di crisi ci sono quelli che lasciano volutamente, si licenziano per trasferirsi definitivamente all’estero. Magari sono nostri colleghi conosciuti a fondo, legati a noi da una solida amicizia. Persone all’apparenza impeccabili incapaci di farci concorrenza, di rubarci le idee, che abbiamo guardato negli occhi nel nostro costante bisogno di stabilire contatti umani. Persone che hanno vissuto con noi anni interi, stagioni, problemi di lavoro. Con loro abbiamo condiviso aspetti di una carriera particolare fatta di concentrazione, di rispetto, di assenza di colpi bassi. Poi il collega è partito bruscamene all’improvviso per il suo viaggio senza salutare con il pensiero solo negli affari. Quello che conta in fondo è solo il denaro. Il collega non ci ha mai detto nulla nei colloqui quotidiani, ci ha occultato la verità, non ci ha ritenuto degni della sua confidenza. Nessuna parola, nessuna stretta di mano, nessun suggerimento. Irritati ci siamo ricordati che negli ultimi tempi il nostro collega ci ascoltava senza sentirci, si esibiva come un modello pavoneggiandosi con abiti impeccabili , si vantava della sua posizione. Il collega fingeva di assecondarci, ci guadava con aria ironica e sorniona, ci faceva il verso.  Ci portava in giro come un pacco postale pronto per essere lasciato al destinatario. Ci respingeva già mentalmente con una forza nascosta quasi animalesca. I saluti apparentemente cordiali al mattino erano più formali. Il collega aveva un atteggiamento freddo, distaccato che noi non avevano notato nella quotidianità. Abbiamo tirato avanti, ci siamo rialzati. In effetti il collega ci poteva salutare, lasciare un recapito, stabilire un contatto, invitarci a visitare la città straniera sua meta finale. Ci sarebbe potuto essere uno scambio culturale, un incontro anche a metà strada. L’indignazione può prendere il posto della serenità. Ci siamo resi conti che la realtà lavorativa è perennemente cinica e malvagia, incapace di fornire rapporti umani e civili. Allora non resta che catapultarsi fuori nel mondo dove la situazione forse non cambia. Troviamo sempre gente gelosa della privacy disposta solo  a scaricarci. Così ci concentriamo di più sulla nostra vita cancellando completamente gli altri per non avere sgraditi rifiuti. Ci accorgiamo di imparare più dalla natura che dagli studi universitari che ci avevano fatto credere che il mondo del lavoro fosse più facile.

 

Ester Eroli

 

Leggi anche: