Doctor Who, fantascienza e non solo

Doctor Who, fantascienza e non soloPeriodicamente qualcuno si sente in dovere di celebrare il requiem della fantascienza, genere tra l’altro nato in Europa, con i romanzi di Verne, Wells e Salgari e i film di Mélies, ed è proprio dall’Europa, ad essere precisi dalla Gran Bretagna, che viene uno dei maggiori successi di questi ultimi anni, un classico che ha saputo reinventarsi con una nuova vita e trovare nuovo pubblico.

Sono passati oltre cinquant’anni da quel 1963 quando andò in onda per la prima volta sulla BBC Doctor Who, serie di fantascienza dalle infinite possibilità, basata sui viaggi nel tempo e nello spazio del Dottore, un Signore del Tempo proveniente da un mondo andato distrutto, con al suo fianco una compagna terrestre. La serie è andata in onda dal 1963 al 1996, poi si è presa una pausa di alcuni anni per tornare nel 2005 e conoscere nuovi fasti.

A questo punto viene spontanea una domanda: ma gli interpreti sono sempre gli stessi? No, grazie ad un espediente narrativo, e cioè che il dottore in situazioni di pericolo può rigenerarsi e cambiare aspetto, nel corso dei decenni vari attori si sono succeduti a interpretare questo eroe senza tempo, dotato di grande umanità, destinato a rimanere solo sempre. E come è cambiato il dottore, sono cambiate nei decenni le sue compagne, facendo in modo che nella serie fossero più importanti i personaggi e non gli interpreti, sempre ottimi perché provenienti, come tutti quelli che lavorano nelle serie BBC, dal teatro.

Delle stagioni storiche, solo pochi episodi sono arrivati nel nostro Paese oltre trent’anni fa e recuperarli è un’impresa, anche in lingua originale, perché una parte delle primissime stagioni andò persa quando fu recuperata la pellicola. Le sette stagioni prodotte dal 2005 (in attesa dell’ottava che debutterà il 23 agosto prossimo) sono andate in onda a più riprese sulle nostre reti, con anche gli speciali natalizi, e sono attualmente in corso di replica su Rai 4, con la possibilità di vedere i volti di Christopher Eccleston, David Tennant (il dottore forse più amato insieme allo storico Tom Baker) e Matt Smith, in attesa di Peter Capaldi.

Se si guardano serie pur validissime come i vari Star Trek, Stargate e simili, si sa di solito a cosa ci si trova davanti volta per volta: con Doctor Who è tutto diverso, ogni episodio (a volte in più parti) è un mondo a sé, tra distopie, viaggi nel tempo, horror, steampunk, esplorazioni spaziali, con tra le righe temi come guerra, razzismo, omofobia, ingiustizie sociali, o anche solo, si fa per dire, la vita e tutte le sue sfaccettature.

Doctor Who è ad oggi uno dei telefilm più interessanti in assoluto, citato addirittura come terapia contro la depressione e l’ansia, capace di stupire, commuovere, far ridere e aprire anche solo per un attimo gli orizzonti. Ha dato vita anche a due spin off al momento conclusi, Le avventure di Sarah Jane, rivolto ad un pubblico di ragazzi, e il più adulto Torchwood, ma il fenomeno resta lui con il suo mondo e i suoi viaggi sul Tardis, cabina della polizia inglese fuori, e dentro mondo delle meraviglie, pronto a portare ovunque ci sia qualcosa da scoprire e con cui confrontarsi. Non male in un’epoca di involuzione come quella attuale.

 

Elena Romanello

 

Leggi anche: