Fernando Botero

Per l’artista, pittore e scultore colombiano, nato a Medillin, Fernando Botero l’arte è una specie di rifugio, un nido caldo in cui trovare riposo e conforto. All’arte pura si arriva, secondo lui, partendo sempre dall’istinto per poi approdare alla razionalità piena e sentita. Per questo la sua arte è esplosa precocemente, per istinto, per intuito infatti a soli sedici anni è già sulla breccia. In fondo l’arte nasce esclusivamente per una necessità interiore, per appagare un impulso cieco.

Le sue opere sono originali, caratteristiche, personali, uniche. I colori vivaci, delicati si addicono a figure enormi, dilatate, in n certi casi, anche in modo sproporzionato. Il volume delle forme viene alterato, dilatato creando personaggi obesi, ma nello stesso tempo, reali, comprensibili, umani. Troviamo preti che sembrano colossi, cavalli ingigantiti, gatti enormi. Troviamo persone grandi simili a quelle che talvolta si incontrano per la strada, in ascensore. Infatti non tutti sono magri come ci vuole far credere la moda.

I suoi personaggi, creati dalla sua fantasia, sono un po’ in carne e hanno una caratteristica comune, un filo conduttore che li lega tutti ossia la capacità di essere calmi, di guardare nel vuoto, un punto lontano  e misterioso. Sono persone che osservano senza guardare.

Forse l’atteggiamento migliore quando si è obesi è quello di far finta di non vedere, di non sentire, di restare come ebeti in contemplazione solo dell’universo, dell’anima del mondo. L’artista ci suggerisce quindi in simili condizioni, di essere freddi, impassibili, con lo sguardo vacuo privo di espressione ma beato, sincero, normale. Un modo per guardare oltre le bassezze di una umanità meschina che passa il tempo a denigrare a infierire crudelmente contro i propri simili. In fondo l’arte di Botero ci riconcilia con il mondo aspro e crudele. E’ un invito a passare oltre, a sorvolare perché altre sono le cose importanti della vita.

 

Ester Eroli

 

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