Filosofia: a cosa serve?

Filosofia: a cosa serve?La filosofia, scriveva De Crescenzo, è la cosa con la quale e senza la quale si sta tale e quale. Eppure, l’ex ingegnere dell’IBM della filosofia (o meglio della sua divulgazione) ha fatto una ragione di vita nonché una proficua fonte di guadagno. Per noi comuni mortali, che non abbiamo la verve del genio partenopeo, questa disciplina resta avvolta in un manto di mistero. Dati empirici (alias la mia personalissima esperienza di studentessa) mi hanno rivelato che questo velo di Maya che avvolge la disciplina non si squarcia mai, neanche quando lo si osserva dal luminescente trono di una cattedra universitaria. Allora, come orientarsi nel labirinto di teorie, sistemi e decostruzioni che è la Filosofia? Come capire chi la studia, perché la studia e come? La risposta, o per meglio dire, una risposta a questi interrogativi, si trova nel Primo Libro di Filosofia, scritto da Nigel Warburton ed edito in Italia da Einaudi, nella Piccola Biblioteca. Significativamente, un paragrafo si intitola proprio “Perché studiare la filosofia?”. I suggerimenti di Warburton sono tanti: per indagare sui massimi sistemi della vita o anche sui minimi dell’esperienza, per mettersi in discussione, per imparare a pensare. I filosofi si invocano a gran voce nei salotti televisivi, di fronte allo straniamento generato dalla caduta dei valori. I laureati in filosofia sono amministratori delegati, politici, insegnanti, giornalisti. O disoccupati. Un pregiudizio da sfatare è quello che vede i filosofi ancora con l’occhio di Aristofane: sulle nuvole, isolati dal mondo. Non è così. I filosofi non sono aprioristicamente contro la religione, contro l’arte, contro la scienza, contro la realtà. Vivono immersi nel marasma del mondo e cercano di capirlo, interrogandosi su questioni che si trovano in tutte le discipline (non a caso un vecchio proverbio recita “Il filosofo sa tutto di niente e niente di tutto”). Uno dei dibattiti più interessanti riguarda il linguaggio, la comunicazione, la comunicabilità. Se si pensa a quanto si stia dibattendo negli ultimi mesi circa l’onnipervasività dei media, risulta palese che le nuvole sono lontane dal filosofico habitat. La filosofia serve… con buona pace di chi ha bollato come inutile “L’istituto italiano per gli studi filosofici”. Warburton, nel citato libro, afferma che mettersi a pensare è pericoloso. Ecco: forse l’istituto napoletano non è inutile; peggio, è pericoloso.

 

Mariangela Barretta

 

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