Giacomo Leopardi è rock

Giacomo Leopardi è rockCode di giovani fuori dai cinema dove non si proietta l’ultimo blockbuster a stelle e strisce a base di effetti speciali e divetti da rotocalco, ma un film biografico e storico, ricco di introspezioni psicologiche, su un poeta italiano di inizio Ottocento, Giacomo Leopardi, Il giovane favoloso, di Mario Martone.

Indubbiamente si tratta di un successo più che lusinghiero, aiutato anche dall’interpretazione di Elio Germano, attore non divo di rara bravura a calarsi nei panni del gobbo e geniale Leopardi, ma va detto che il poeta di Recanati ha visto nel corso degli anni e dei decenni crescere la sua popolarità presso i più giovani e non solo, unendo più generazioni nella venerazione per un intellettuale molto moderno, contraddittorio e intrigante, più di altri suoi colleghi e contemporanei, interessanti certo, ma non quanto lui, capace di svelare un mondo di sensazioni dietro ad un verso.

Giacomo Leopardi, figlio di una nobile famiglia di Recanati, cresciuto con un amore quasi folle per i libri e la cultura e desideroso di fuggire lontano da una casa che sentiva come una prigione, ha attirato su di sé l’interesse e l’amore di tanti ragazzi e ragazze che in lui hanno visto uno specchio di loro stessi e delle loro inquietudini, in questo disincanto per la vita, in questo pessimismo che comunque non rinuncia all’amore per gli altri, in queste pennellate di poesia che restano nel cuore.

Leopardi è stato un geek e un nerd antelitteram, un outsider ribelle alle convenzioni della sua famiglia, di un clericalismo pesante, di un mondo intellettuale ampolloso, un sognatore vigile, un idealista realista, una personalità estremamente moderna e sfaccettata, capace di una prosa e una poesia sognanti e realistiche, molto più attuali di quelle di un Carducci, di un Pascoli, di un Belli, di un Parini, di un Alfieri, tutti personaggi interessanti e da non sminuire, ma che non affascinano come questo ribelle con causa, di cui Tommaseo diceva con sprezzo (si vede anche nel film di Martone) che di lui non sarebbe rimasta nemmeno la sua gobba: come no viene voglia di rispondergli al cinema.

Al di là dell’ottimo film di Martone a cui si augura una distribuzione anche internazionale, la fama di Leopardi non è mai venuta meno in questi anni, e le librerie sono piene di edizioni delle sue opere, Canti e Operette morali in mano, lette da studenti e poi da adulti, anni dopo, sempre con commozione e dedizione, oltre che di studi critici e biografie, come quella, eccellente, di Pietro Citati, uscita nel 2010.

Leopardi non è comunque un fenomeno solo italiano, anche all’estero è noto, amato e studiato: nella metropolitana di Washington, tappezzata da versi di poeti di tutto il mondo, hanno trovato spazio anche L’infinito e Il sabato del villaggio, a ricordare quel mondo non solo di rimpianti e melanconia, ma pieno di vita, quel mondo che ancora oggi spinge tante persone a sentirsi vicine a questo ragazzo di Recanati, morto da quasi centosettant’anni ma vivo spiritualmente oggi più che mai.

Elena Romanello

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