I giardini della landriana

A sud di Pomezia, nell’agro romano, vicino ad Ardea e quindi al mare, a soli 35 km da Roma, vicino tor san lorenzo, sorgono i giardini della landriana, un parco di dieci ettari privati  visibile al pubblico dal mese di marzo fino a novembre, dietro pagamento di un biglietto di ingresso che consente di avere anche la guida per un’ora circa .  Il parco è chiuso ad Agosto. Nel parco si organizzano anche mostre mercato, fiere del giardinaggio, ricevimenti come matrimoni, cene, pranzi, colazioni dietro prenotazione.

Tutto cominciò nel 1956 quando il marchese Scotti e la moglie Lavinia Taverna comprarono a un prezzo appetibile e non molto alto a un’asta il terreno. Il nome imposto fu quello della famiglia. All’inizio la marchesa comprò solo pini e eucalipti per creare zone d’ombra e riparate dalle brezze del vicino mare. Poi la marchesa si interessò al giardinaggio  e piantò molte specie seguendo un ordine sparso e casuale. La sua idea era quella di creare un parco che non desse l’immagine di giardino pubblico, infatti in questo parco le panchine sono pochissime. Le piante prescelte furono di vario tipo con una attenzione particolare ai colori tenui che vennero prediletti. Dietro suggerimento di un conte amico la marchesa Lavinia chiamò nel 1967  a disegnare i giardini l’architetto di paesaggi inglesi Russel Page mostrando la propria collezione di piante iniziata per caso dieci anni prima.

L’architetto page pensò, coniugando creatività e ordine con il senso delle proporzioni, ,  di dividere il parco in aree tematiche, in stanze come avviene nelle dimore. Le stanze sono a tema. C’è il parco delle arance amare, usate per le marmellate, delle rose, delle eriche, degli ulivi ecc. Ogni stanza ha una particolare caratteristica botanica. Il parco delle rose racchiude rose antiche, mutabilis e varietà cinesi e giapponesi. Gli accostamenti delle tinte molto curati esulano dai colori sgargianti. Le piante esotiche sono state ridimensionate a vantaggio di quelle mediterranee. Tuttavia ci sono piante californiane, australiane ecc. il giardino diviso in spazi circoscritti geometrici e diviso da siepi di lauro e altro  e vialetti come il viale bianco. All’interno troviamo anche un laghetto e la vasca spagnola.

Nell’area troviamo lavande, pungitopo, orchidee, salvia, rosmarino odoroso, malva, menta, genziana, ginestre, cedri, lecci. Tra gli alberi da frutto troviamo meli, peri, susini, arance, ciliegie  ma sono solo ornamentali, i frutti non sono commestibili tranne le arance. Maestose sono le piante della canfora. Troviamo piante rare come la pianta della morte e quella del rosario, un legno usato per fabbricare appunto rosari e corone di legno. In questo parco esteso e ben organizzato troviamo sia giardini formali che informali. Quelli formali sono romantici e geometrici.  E’ stato realizzato anche un prato detto blu per il colore delle piante.

Vicino la casa troviamo una pergola e una vasca e una serie di piante grigie.

Russel Page tornò dopo alcuni anni per regolamentare, allargare, integrare le altre piante messe e comprate dalla marchesa morta nel 1997 a 73 anni. Dopo la sua morte ci fu un periodo di stallo. Poi la figlia Stefanina Aldobrandini ha ripreso in mano la tradizione di famiglia ricorrendo anche all’aiuto dell’architetto Paolo Perrone. Molte piante sono state potate e ringiovanite.

Si pensa di ampliare la tenuta di altri 25 ettari con l’intervento di un altro illustre architetto Pizzetti.

Lo scopo della marchesa nell’aprire al pubblico era quello di trasmettere la passione per il giardinaggio.

 

Ester Eroli