Giordano Bruno

Giordano BrunoAncor oggi, passeggiando nel centro storico di Roma, quando si attraversa la pittoresca piazza Campo de’Fiori, si prova una forte emozione imbattendosi nella statua eretta in memoria di Giordano Bruno, specialmente per chi ne conosce la storia. Proprio in quel punto dove si staglia lo storico bronzeo monumento, fu allestito il rogo che ne bruciò le carni ma non il pensiero.

Certo, vedendo quel monumento sempre circondato da frotte di turisti in cerca di foto suggestive, ci si chiede se la gente sappia effettivamente chi fosse e cosa avesse combinato quello strano frate incappucciato e dallo sguardo magnetico, per meritare una sorte così brutale e indegna per qualsiasi essere umano.

Filippo de’ Bruni, questo il suo nome originario, nacque a Nola, un paese dell’entroterra napoletano nel 1548. E’ stato la vittima più clamorosa di tutto il mondo dei contestatori della storia della Chiesa sia per quel che concerneva il suo apparato clericale sia, soprattutto, per i suoi dogmi di carattere filosofico-spirituale e astrofisici.

Entrato giovanissimo nell’ordine dei domenicani, assunse il nome di Giordano Bruno, e così firmò tutte le sue numerosissime opere di carattere filosofico. Mostrò sin da subito acutissima intelligenza e intuizioni geniali corredate però da un carattere bizzarro e irrequieto. Ordinato sacerdote e laureato in teologia a Napoli, si mise presto in luce, non tanto per le sue qualità dialettiche e oratorie, peraltro non curate, ma per la potenza e l’acume della sua satira. Catturava l’interesse della gente specialmente quando metteva in ridicolo l’erudizione fine a se stessa e la letteratura benpensante, deridendo poi le distorsioni e i falsi storici propinati dalla Chiesa. Ma ciò che gli procurò fama e fastidi fu l’esposizione delle sue teorie rivoluzionarie riguardo all’universo, concependolo come infinito e per di più in continua evoluzione. Ma ciò che indispettì maggiormente la Chiesa furono i dubbi che sollevò riguardo alla Trinità, alla divinità di Gesù Cristo e alla sua reincarnazione. Per tali ragioni, infatti, fu processato e costretto a lasciare l’abito talare. Ma lui, per nulla intimorito, fiero e convinto del suo pensiero, cominciò a peregrinare per tutta l’Italia del Nord, divulgando le proprie teorie rivoluzionarie in tema di astronomia, fisica e teologia, pubblicando, in segno di sfida aperta con l’apparato clericale romano, il suo primo trattato innovatore e contestatario: Il segno dei tempi.Giordano Bruno 2

Incuriosito dalle insorgenti teorie calviniste, si recò a Ginevra e in un primo tempo le abbracciò per poi ripudiarle e contestarle poco dopo tempo con dovizia di colte argomentazioni. Poi andò in Francia dove già contava diversi ammiratori, compreso il re Enrico IV, che gli fece ottenere la cattedra di filosofia all’università di Tolosa. Fu lì che compose la maggior parte delle sue opere più famose quali: De umbris idearum, Cantus Circaeus, De architetura et Commento Artis, poi andò a Parigi prima di esser costretto a riparare a Londra a seguito dello scoppio della guerra civile. Ma anche il suolo inglese lo ispirò alla redazione di trattati di alto spessore quali: De infinito universo e il satirico Cena de Ceneri. Tentò di rientrare in Italia sfidando gli strali della santa Inquisizione, ma inseguito, dovette fuggire in Germania.

Lunghe peregrinazioni lo attesero, andò a Magonza, Weisbaden, Marburg, Wittenberg e poi ancora a Helmeted, Francoforte, Praga, Zurigo, ovunque insegnando e lasciando il segno del suo sapere. La sua penna, come il suo cervello, era in continuo movimento, compose infatti De magia, De rerum principiis, De triplici minimo e il De monade, trattati scientifici che lo consacrarono tra gli astri più fulgidi dell’innovazione del pensiero, ma anche ferocemente satirici nei confronti della Chiesa e dei suoi rappresentanti, papa e cardinali in testa. La qualcosa firmò la sua condanna.

La Chiesa, sempre in agguato, corruppe un suo amico fidato tale Giovanni Mocenigo allo scopo di catturarlo. Questi lo attirò in Italia ospitandolo a Venezia per poi impacchettarlo e trasportarlo a Roma. Il Sant’Uffizio lo aspettava da tempo per poterlo processare e chiedere la Giordano Bruno 3sua ritrattazione. Il clamoroso processo per esemplarità si svolse per ben sette anni; da ogni sua opera vagliata e analizzata, ne vennero estratte con certosina e meticolosa pazienza, tutte le possibili eccepibilità e imputazioni di eresia e, per quanto fosse stato più volte torturato e umiliato moralmente e materialmente, non volle mai abiurare rispondendo, colpo su colpo, a qualsiasi accusa, mettendo in difficoltà e in ridicolo i suoi inquisitori con dimostrazioni pratiche e verbali dei suoi studi e delle sue deduzioni.

Papa Clemente VIII pretese la sua condanna a morte. Fu così condannato al rogo, previa distruzione di ogni sua opera e mozzatura della lingua, affinchè con la sua loquela, non potesse più trafiggere nessuno. Ma Lui (la L maiuscola gli è dovuta) salì al rogo impavido, indomito, irriducibile. Aspettò che le fiamme lo divorassero senza alcun lamento o richiesta di pietà. Il suo sguardo fiero e il suo sorriso beffardo veleggia ancora nella piazza romana dove arse vivo, in nome del progresso del pensiero.

 

Adriano Zara