Il teatro ecclesiale

Il teatro ecclesialeDall’VIII° secolo D.C. vale a dire dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente in poi, il teatro fu mantenuto in vita soltanto da alcuni volenterosi che, per pochi spiccioli, spesso mendicando o facendosi pagare in natura, andavano in giro a cantare storie o eseguire giochi, acrobazie, danze , etc. Per ben tre secoli il teatro fu emarginato e avvilito anche a causa dell’ingresso e della diffusione della nuova morale cristiana che, dirigeva i suoi strali specialmente su tutto ciò che veniva considerato effimero e immondo.

Eppure proprio la Chiesa fece rinascere il teatro dalle sue ceneri! Infatti, intorno all’anno 1000, i sacerdoti e i frati di tutta l’Europa cattolica cominciarono a recitare brevi dialoghi attingendo dalle sacre scritture episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento. Considerando che all’epoca il popolo era analfabeta per la stragrande maggioranza, con questo sistema la Chiesa aveva un efficace strumento diffusivo della dottrina cristiana, inserendo in quelle rappresentazioni i messaggi più significativi delle parabole di Gesù Cristo. Pian piano anche i laici, sempre rigorosamente di sesso maschile, cominciarono a recitare insieme ai religiosi in questi spettacoli ecclesiali che, dapprima si svolgevano all’interno delle chiese e poi, a poco a poco, rappresentati all’aperto, nelle piazze, nei mercati, davanti a vere e proprie folle. Il linguaggio fu reso il più popolare possibile per avere una più facile e rapida accezione presso il volgo, di conseguenza il colto ma decadente latino lasciò il passo ad un volgare ma più comprensibile italiano.

Nel XIII° secolo le vari diocesi decisero di affidare dette rappresentazioni, sempre più frequenti ed ampollose, alle gilde, associazioni di commercianti ed artigiani, mantenendone però la supervisione. La gilda era una sorta di corporazione, ognuna con specifici adepti e caratteristiche ben distinte l’una dall’altra. Ad esempio c’era quella dei carpentieri, dei fabbri, dei pescivendoli, dei macellai, dei vasari, dei becchini, dei fornai, insomma ogni mestiere e professione aveva la sua gilda. Ognuna di esse teneva moltissimo alla sua rappresentazione annuale religiosa, spesso investendo tempo e denaro in proporzioni considerevoli…I carpentieri, ad esempio, mettevano in scena la storia dell’Arca di Noè, i becchini la Resurrezione di Lazzaro, i pescivendoli Giona e la Balena …e così via. Ne conseguirono risultati di notevole bellezza con veri incendi, piogge, esplosioni, nuvole di fumo etc. e con la presenza in scena di frotte di attori che incedevano con cavalli, buoi, carrozze e perfino navi!

Chi ne guadagnò fu di certo il teatro che, dopo tre secoli bui, risorse finalmente dalla sue ceneri in pubblica piazza. La gente, di ogni genere e ceto gradiva moltissimo queste rappresentazioni, chiedendone sempre di nuove e di migliore qualità, così, la concorrenza tra le varie gilde iniziò, di fatto, la ricostruzione della cultura dello spettacolo, con tanto di attori, registi, scene, musiche, effetti speciali e soprattutto con tanto di spettatori ossia di… pubblico!

Nasceva il teatro moderno, gli scrittori cominciarono a scrivere testi non più di solo carattere religioso e gli attori a recitare a tempo pieno, nascevano, pertanto, i professionisti del palcoscenico. I tempi erano maturi perché si riaffacciassero sulla scena internazionale i grandi drammaturghi e le sedi stabili per il teatro!

 

Adriano Zara

 

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