L’amore ai tempi di Facebook: cent’anni di solitudine?

L’amore ai tempi di Facebook: cent’anni di solitudine?Pare che l’evoluzione dell’uomo non sia ancora terminata e pare che l’oggetto delle nostre migliorie genetiche risieda ancora nelle nostre mani: dal pollice opponibile alla capacità di battere su una tastiera più velocemente possibile.

Insomma, se prima questa dote era posseduta dalle più abili segretarie e stenografe sparse su e giù per il mondo, pare che l’esercizio di tale funzione debba ora essere prerogativa della globalità, da esercitare preferibilmente dai dieci anni in su.
Serve fondamentalmente per comunicare, e si sa che di questi tempi la comunicazione passa per Facebook.
Perché parlarne? Ormai si è già detto tutto in proposito.
Santo Facebook che avvicina chi è lontano, maledetto Facebook che allontana chi sta vicino.
La verità del Social Network è piuttosto evidente agli occhi di tutti: ci fa entrare nella quotidianità di persone lontane che altrimenti non incontreremmo mai, ci permette di conoscere le attività di una persona che conosciamo superficialmente e ci dona quella piccola illusione di sapere, di essere informato.

Perché cedere alla lusinga di quel mondo reale così etereo e privo di link per manifestarsi affetto?
La pericolosa frontiera del terzo millennio: amanti che non sanno dirsi ti amo, ma sanno scambiarsi una frasetta da quattro soldi, convinti dal fatto che prima di loro, altre cento persone l’hanno condivisa.

Facebook non è al solo appannaggio di coppiette simpaticamente distanti, ma investe quasi tutte le fasce di età: nemmeno l’infanzia ne rimane estranea.
Probabilmente il Social Network non è un posto poi così pericoloso per i bambini ( doverosa nota: l’iscrizione è tassativamente negata ai minori di diciotto anni, che naturalmente possono raggirare il divieto inserendo false date di nascita).
Parlando di bambini, fa sorridere l’iniziativa di qualche utente che si è trasformata in pochi giorni nel nuovo fenomeno virale di Facebook: mettere come avatar una foto di un cartone animato che si è sentiti nostro da bambini e nel quale tendiamo a riconoscerci. Questo è accaduto in contemporanea con la settimana della difesa dell’infanzia.
Iniziativa simpaticissima, eccezion fatta per quei bambini che di cartoni animati non ne han mai visti nemmeno uno. Bambini che probabilmente reputano idiota l’idea stessa di cartone animato.
Gli stessi bambini che non la settimana dell’infanzia si ripromette di tutelare.
Se poi, la settimana dell’infanzia deve essere intesa alla celebrazione di spocchiosi quanto maleducati bambini suburbani che brancolano felici per la città aspettando che arrivi natale per l’ennesimo regalo inutilmente costoso e che sprecano tempo sparando miccette, allora questa piccola iniziativa è stata davvero la migliore possibile.

Parlare in questo modo, all’epoca di Facebook, può suonare pedante ed anche un po’ falso.

Si badi bene: questa non vuole essere la demonizzazione di Facebook.
Il sito ha misure di sicurezza che difficilmente si possono riscontrare in altri lidi informatici. Come già precisato, l’iscrizione è possibile solo per i maggiorenni ( un genitore attento può prevenire debolezze del figlio ed incontri poco sicuri).
La scelta della propria rete di contatti compete ad un unico grande soggetto: l’utilizzatore finale, il gestore del profilo.
Chi lamenta violazione della privacy dovrebbe forse ricordare che “uplodando” file o immagini si entra consapevolmente nell’ottica di rompere ( anche se in maniera minima) la propria sfera intima e metterla a disposizione degli avventori della rete.

Il problema quindi non sta nella creatura di Zuckerberg , quanto più nel bisogno tutto umano di sentirsi parte di un insieme, di sentirsi aggregato al resto della compagnia.
Lo stesso bisogno che ci porta all’esasperazione della socialità: dimmi quello chi sei, quello che fai nel tempo libero e quali sono i tuoi gusti: voglio sapere tutto di te anche se in fondo, non ci conosceremo mai intimamente.
L’onnipotenza della solitudine, il mondo delle piccole cose che avremmo voglia di vivere in comunità, ma che accettiamo di sentire a distanza pur di sentirle.
In fondo, siamo sempre più soli e forse è solo questo che cerchiamo da internet: la costruzione di un perfetto alter ego da coccolare e nutrire. Con puri sogni.

 

Annalisa Campolieti

 

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