La commedia musicale italiana

La commedia musicale italiana è un genere di spettacolo teatrale che unisce caratteri musicali a caratteri recitati. Nel mondo anglosassone è più comunemente nota come Musical Comedy o, più semplicemente, Musical ed è più incline ai temi musicali, quando non totalmente dedicato ad essi.

Nell’Europa latina e in particolare in Italia, la commedia musicale ha rappresentato, di fatto, una modernizzazione dei canoni dell’Operetta, che prevedeva brani musicali di carattere lirico, danza classica e balli tradizional- ottocenteschi (valzer, mazurche, quadriglie, promenade ecc.) alternati a scene di vera e propria prosa, solitamente festose ma anche di genere drammatico. Non più brani lirici dunque, bensì canzoni di carattere leggero e melodico, orecchiabili, corredate da balletti e coreografie moderne, coadiuvate da testi caratteristici, divenuti poi tipici della commedia brillante, insomma, si chiedeva che rispecchiassero il gusto popolare del tempo.

La commedia musicale italiana ha visto il suo nascere negli anni ’40, praticamente alla fine della guerra, per merito di due autori che sarebbero diventati due colossi del settore: Pietro Garinei e Sandro Giovannini. Questi due autentici geni dello spettacolo leggero, scrissero testi che sarebbero diventati vere e prorpie pietre miliari di settore, valorrizzando musicisti come Piero Piccioni, Gorni Kramer, Mario Bertolazzi, Armando Trovajoli, Domenico Modugno, Renato Rascel e lanciando nel firmamento del palcoscenico fantastici artisti come: Anna Magnani, Carlo Ninchi, Marisa Merlin, Carlo d’Apporto, Lea Padovani, Erminio Mcario ecc. che ebbero uno strepitoso successo di pubblico e di critica.

 

 

 

 

Garinei & Giovannini

 

Un successo che varcò le Alpi e gli Oceani per diventare internazionale con l’ingresso di ulteriori mostri sacri del palcoscenico che, oltre ai già citati domenico Modugno e Renato Rascel, vide aggiungersi Giovanna Ralli, Nino Manfredi, Delia Scala, Il Quartetto Cetra, Marcello Masroianni,Walter Chiari, Gigi Proietti, Jhonny Dorelli e tanti altri, che per motivi di spazio mi dispiace non poter citare.

Pertanto, a cavallo tra gli anni ‘40 fino agli anni’70, per merito delle commedia musicale italiana si verificò quel raro fenomeno di prodigio dello spettacolo, il connubio, ossia, dei suoi tre elementi fondamentali (autore, attore e spettatore) che, nella storia del teatro ha avuto solo due illustri precedenti: in Inghilterra nel XVI° secolo, con il teatro Elisabettiano di Shakespeare, e a cavallo tra il XIX° e XX° secolo, in Italia e nella Mittel-Europa, col Melodramma italiano.

Infatti commedie come: Un paio d’ali, Attanasio cavallo vanesio, Alvaro piuttosto corsaro, Giove in doppiopetto, Ciao Rudy, Un trapezio per Lisistrata, Enrico ’61, Alleluja brava gente, ecc. hanno segnato un fantastico periodo d’oro, storico, del teatro leggero, dimostratosi particolarmente adatto alla delicata situazione polica e sociale di un’Italia dedita alla ricostruzione del Paese e anche della sua immagine, che le consentì poi, di sfociare nel Boom economico degli anni’60 e ’70.

In particolare capolavori come: Rinaldo in campo( con D.Modugno), Rugantino (con N.Manfredi)e Aggiungi un posto a tavola(con J. Dorelli), hanno calcato tutti i più famosi palcoscenici del mondo riscuotendo ovunque uno strepitoso successo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Attualmente la commedia musicale è in po’ in sofferenza, il ricambio generazionale di autori, artisti e musicisti non è stato così prodigo di talenti come il sopra citato periodo d’oro, anche la spinta del musical di stampo anglo- americano dedito a temi, ritmi e balli musicali che meglio incontrano il gusto del pubblico giovanile ( rock, bluse, pop, disco-music, lap e breack-dance ecc.) magari con effeti scenici e sonori ad alta spettacolarità, ne ha assottigliato inesorabilmete gli spettatori.

Commedie musicali come quelle di un tempo non ne nascono più, ma il pubblico, qualora di livello, le gradirebbe ancora, e allora, per forza di cose, si deve accontentare dei revival, delle rivisitazioni e dei riallestimenti di quelle più note, con risultati spesso discutibili, ma che, anche nel migliore dei casi non sono, né potrebbero essere, paritetici, finendo per essere, a volte, patetici.

 

 

Adriano Zara

 

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