La foresta amazzonica: il grande polmone

La foresta amazzonica: il grande polmoneCom’è noto Il Rio delle Amazzoni è il terzo fiume più lungo del mondo, ma come bacino idrografico e come portata d’acqua à di gran lunga il grande ed importante. Il suo bacino imbrifero che per oltre due terzi costituisce l’Amazzonia, è caratterizzato da una fitta ed impenetrabile vegetazione pluvio-equatoriale e da un’impressionante dedalo di meandri fluviali relativi a corsi d’acqua di tutte le specie e dimensioni che lo rendono oltremodo pericoloso da percorrere e quindi da esplorare , ma anche ricco di fascino, perché è uno dei pochi posti del globo terracqueo in cui esiste ancora il senso dell’ignoto.

La foresta Amazzonica costituisce il più grande polmone della Terra, il maggior fornitore, ossia, d’irrinunciabile ossigeno per questo pianeta continuamente martoriato e minacciato dalla proliferazione umana che necessita, per la sua sopravvivenza, di continui e sempre crescenti bisogni primari.

L’Amazzonia è costituita da tre strato-livelli territoriali ben distinti: l’igapò, la parte bassa, che occupa il gradino più inferiore, ed è, pertanto, un ambiente anfibio, inadatto all’insediamento umano essendo costantemente pervaso da acque di scarsa profondità e popolato da piante acquatiche; un gradino più su si trova la varzea, caratterizzata da sabbie alluvionali recenti, che viene sommersa solo nei periodi di piena; all’ultimo gradino c’è la terra firme, costituita da sedimenti stabili che, milioni di anni prima, colmarono il mare interno che copriva questo immenso territori, rendendolo completamente al riparo dalle piene. Il regime delle acque è, pertanto, l’elemento condizionante di tutta la vita amazzonica, sia in senso vegetale, sia animale, sia umano. Mentre la flora e la fauna si sono perfettamente adattate a tale situazione climatico-ambientale, le tribù che vi abitano sono costrette ad una specie di transumanza stagionale, facendo avanti-indietro tra varzea e terra firme.

La foresta della terra firme è fittissima. Il botanico britannico Henry Bates, lo scorso secolo si divertì a catalogarne le specie vegetali presenti: ebbene, in undici anni d’intenso e assai pericoloso lavoro catalogò ben 15000 specie vegetali, convinto, oltretutto, che ce ne fossero ancora molte altre da scoprire!…Quello che maggiormente stupisce qualunque osservatore, che sia botanico, studioso, esploratore o semplice turista è che, per quanto ce la possa mettere tutta, può vedere ben poco di quella foresta! La vegetazione del Grande Polmone, infatti, assume l’aspetto, come dire, di un palazzo a quattro piani da quindici metri ognuno, alto quindi 60 metri, con tanto di solai ben definiti…in cui, però, chi abita al primo piano ignora cosa succeda al secondo, il secondo non comunica col terzo e così via!

Ogni piano ha una realtà botanica e zoologica ben distinta dagli altri: gli alberi del quarto piano, hanno ampie chiome intervallate perché, i tronchi, per arrivare ai 60 metri d’altezza non possono crescere raggruppati; al terzo piano arrivano le chiome degli alberi da 30 metri, assai più fitti dei precedenti che, col loro fittissimo fogliame formano una volta verde continua ed impenetrabile; al secondo piano si sviluppano gli alberi più giovani, delle specie più disparate, ma tutti ugualmente sottili per via della loro costante ricerca della luce, finendo per tappare, quindi, i pochi buchi lasciati dai piani superiori; al piano terra infine, troviamo solo piante che, per forza di cose, amano l’ombra e si sono adattate a vivere al buio, come il muschio, i funghi, la epatiche, la felci lucifughe etc.

Ogni piano forma un mondo a se, anche con i suoi abitatori abituali. La fauna presente, nel corso di milioni di anni, si è perfettamente adattata a vivere, ciascuna nel piano più adeguato alle proprie esigenze sia ambientali, sia alimentari, sia deambulatorie. E’ insolito che si verifichino “scambi” tra inquilini appartenenti a piani diversi, succede a volte nei piani contigui, ne più nemmeno come avviene tra umani nei condomini delle grandi città. Anche le foglie e i frutti che si staccano fisiologicamente dalle rispettive piante, sono intercettate dallo strato sottostante accumulandosi in mucchietti all’altezza delle biforcazioni dei rami, eccezion fatta per il frutto del Castagno Brasilero che, con i suoi quattro chili di peso, quando cade da un’altezza di trenta metri perfora ogni strato come un colpo di cannone!

Ma il Grande Polmone è continuamente minacciato! Non solo dagli eventi naturali ma soprattutto dagli effetti antropici. E’ proprio l’uomo col suo operato a minacciare l’integrità se non addirittura l’esistenza di questo irrinunciabile serbatoio di ossigeno. La continua e crescente richiesta di cibo, di terre coltivabili, di energia, di biomassa e di spazio per insediamenti urbani, sono la causa della sempre più crescente deforestazione, a cui si devono aggiungere tutte le minacce derivanti dai cambiamenti climatici causati dall’emissione nell’atmosfera di eccessiva anidrite carbonica, colpevole dell’effetto serra, del riscaldamento del pianeta, delle piogge acide.

L’ONU ha già espresso, da tempo, la sua preoccupazione per la salute del Grande Polmone Verde, e fortunatamente tutto il movimento ambientalista mondiale si sta dando da fare contro il depauperamento della foresta amazzonica, con costanti e ripetute azioni, proposte, progetti e rogatorie presso i governi interessati. Gli Stati Uniti in particolare, stanno, da tempo, facendo pressione sul governo Brasiliano, con un programma di aiuti economici atti a far regredire il loro programma di deforestazione.

Insomma non si può e non si deve restare con le mani in mano. Il grande polmone va salvaguardato, tutelato e, laddove possibile, incrementato!

In Italia, nonostante gli scempi edilizi e gli incendi boschivi dolosi, grazie ad una efficace politica, la superficie forestale è passata, nel corso di un secolo, dal 27 al 31 % del territorio nazionale, ciò significa che, con un po’ di buona volontà e di competenza nel settore , si possano raggiungere risultati adeguati.

 Il Grande Polmone Verde deve restare immenso ed integro come la natura lo ha fatto, per noi e per tutte le generazioni che seguiranno che, “speriamo”, abbiano più buon senso e più spirito responsabile delle precedenti!

 

Adriano Zara

 

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