Le sette chiese di Monselice (PD)

Le sette chiese di Monselice (PD)Monselice si trova a sud di Padova e dagli anni sessanta ha ottenuto meritatamente il titolo di città. Infatti è un grosso centro diviso in quartieri come san Giacomo, san Martino, Marco Polo ecc e’ famosa anche per aver dato i natali al poeta Guido Guinizzelli. La sua origine risale all’età del ferro e del bronzo come attestano gli antichi reperti archeologici ritrovati e che risalgono al quinto secolo avanti Cristo. In passato era un fiorente centro economico e commerciale grazie anche alla sua favorevole posizione, posto come è nel punto di intersezione di varie e importanti strade. Il paese è stato insediamento bizantino, poi longobardo, poi comune inglobato poi dalla repubblica di Venezia. Il duomo, a pianta centrale a croce latina, dotato di cripta, in stile moderno è dedicato a san Giuseppe operaio. La chiesa di san Giustina del duecento è in stile tardo romanico. Numerose sono le ville in perfetto stile veneto, alcune del cinquecento con spettacolari lampadari di Murano. Alcune di queste ville ospitano interessanti manifestazioni culturali. Monselice è nota per il santuario delle sette chiese realizzato su commissione di alcuni nobili veneziani nel seicento. Lungo il pendio di un colle si trovano sette chiese in cui è possibile ricevere l’indulgenza come la ottengono i pellegrini a Roma. Per concessione del papa paolo V si possono avere come pellegrini delle indulgenze oltre il perdono dei peccati. Alle sette chiese si accede attraverso un arco di ingresso noto come Porta Santa o porta Romana dove una iscrizione ricorda il gemellaggio con Roma. Le chiese sono ricche di affreschi, pale d’altare di pittori italiani, bavaresi, fiamminghi. Troviamo san Tommaso, san Carmine, santo Stefano, san Giacomo, san Martino, san Valentino dove ogni anno il 14 febbraio la gente riceve la benedizione e la chiavetta dell’amore. Alla fine si trova san Giorgio il cui corpo e le reliquie vennero traslate da Roma. Le sette chiese diverranno meta di pellegrinaggio per il prossimo giubileo.

 

Ester Eroli