L’ultima estat di Carla Pesciatini

Nel romanzo di Carla Pesciatini l’ultima estate al mare si possono rivivere tutti gli aspetti e le caratteristiche del clima di guerra del secondo conflitto mondiale. Nell’estate del 1939 il protagonista, un ragazzino vivace, era a Viareggio per una vacanze al mare tramutatasi presto in un momento tragico data l’imminenza della guerra, che doveva essere una guerra lampo e invece fu molto lunga e caratterizzata da violenze, umiliazioni, prepotenze, imposizioni, persecuzioni.

La prima reazione della gente fu quella di indulgere nei vizi tanto la fine sarebbe stata prossima. Il vizio aiutava a sopportare le tribolazioni, come il bere, il fumare. Inoltre i miti divennero all’improvviso arroganti, tracotanti e i bambini divennero subito adulti rafforzando per forza maggiore la propria autostima per sconfiggere il male e il sopruso. Le attività quotidiane si intensificarono, divennero più laboriose e ordinate, svolte persino di notte . Le donne smisero di pettegolare, parlavano solo di questioni essenziali. Aumentò notevolmente lo scambio di favori tra vicini, la solidarietà. Persone che si odiavano si aiutarono concretamente. Nelle famiglie cresceva l’intimità, miglioravano i rapporti tra padri e figli senza più competitività.  I fratelli maggiori invece di andare via restavano in famiglia per proteggere i più piccoli come paladini.

Le persone privilegiate, i ricchi, i simpatizzanti del regime fascista assaporavano il proprio privilegio un piacere che si immischiava con un sentimento di superbia. I contrari al regime erano messi alla berlina persino sui muri con scritte oscene  e irrispettose. I professori non facevano più ironie nelle scuole ma erano divenuti molto seri. Il silenzio era preferito alla parola, quindi si evitavano giudizi affrettati e parole vane . I libri di testo erano stati ritoccati seguendo i dettami del regime di Mussolini. I figli dei gerarchi godevano  di un trattamento di privilegio. I figli dei poveri erano costretti a lavori manuali. L’ascesa sociale era legata non ai meriti ma alle simpatie del regime.

Le donne non erano più frivole, i vestiti raffinati erano stati sostituiti da abiti meno impegnativi confezionati in casa. Molti cambiavano residenza dato il ritmo incalzante degli eventi.

I matrimoni avvenivano solo fra famiglie fasciste, e solo loro erano sontuosi. Solo i simpatizzanti al regime avevano una vita caratterizzata da spese voluttuarie simbolo di potere e di prestigio. Quasi tutti i nobili erano pronti a salire sul carro dei vincitori. Con il loro comportamento mettevano soggezione.

Le feste religiose erano tutte tristi, private del loro valore e delle loro tradizioni, intrise di noia . le spiagge erano deserte in estate. La gente era divenuta sospettosa e spiava i vicini. Il tempo libero si era ridotto come il tempo da dedicare alla famiglia a causa anche di manifestazioni e raduni.

Tra i giovani aumentavano le prove di coraggio per dimostrare la propria capacità di annullare il dolore. A scuola erano ammirati quelli più scattanti e violenti. Si facevano frequenti gare. I giovani erano prediletti rispetto agli anziani. Si inculcava il germe di un patriottismo malsano ed egoista. Il maschilismo era accentuato.

Erano aumentate le discriminazioni nei confronti delle razze diverse e dei membri della famiglia lontani dal regime, era cresciuto l’odio. C’erano padri che denunciavano i figli al regime. Molti erano schedati senza motivo. Molti pagavano per le colpe dei padri. Molti del regime aiutavano di nascosto amici e facevano favori.  Le persone deboli erano sottomesse. I poveri aderivano al regime nella speranza di avere una vita meno grama.

Le leggi erano aggiustate in rapporto alle esigenze del regime e la posta censurata.

Il lavoro specie nei campi era duro e la fatica non lasciava spazio a divagazioni. Era aumentata la sopportazione del dolore. Gli svaghi erano finiti come letture, teatri per le classi medio-basse.

Le cerimonie religiose avvenivano sottotono e i preti rigavano diritto. I piccoli erano intimiditi dall’atmosfera di sofferenza e di solito facevano leva sulla fantasia per sfuggire alla realtà. Il clima era quello di una fragilità psicologica. I giovani avevano imparato a soffocare le bramosie e le passioni. Si era più sviluppato l’amore fraterno che sembrava più forte della paura. Le cose superflue erano state accantonate. I ragazzi si costruivano le cose da soli. Erano diminuite le pretese. Si svolgevano doppi lavori, si cercava cibo nel mercato nero., si coltivava la terra rimasta abbandonata. Si conservano le cose invece di buttarle. C’era il desiderio di trasmettere il sapere. Chi non studiava continuava a leggere e istruirsi. I ragazzini invece di giocare aiutavano in casa nei lavori. Era aumentata la prudenza, il rispetto per gli adulti. Si facevano solo vacanze-lavoro molto proficue. Le famiglie erano più unite, abituate alle responsabilità. I ruoli si completavano. Molti si cimentavano in attività nuove nate per le nuove necessità. C’era creatività. Niente era preso con leggerezza. I deboli erano aiutati e verso di loro si facevano atti di valore. I fatti sublimavano la pietà e l’ospitalità. I peccati di vanità erano minori. I volontari erano aumentati e si mostravano capaci di grandi fatiche . C’era meno indifferenza. Chi accumulava derrate le divideva con in vicini di casa. La crisi livellava le classi sociali.

Si sentiva di più il bisogno di continuare la specie. Si era più sensibili alla leggiadria di un fiore. La solidarietà prendeva il posto della ferocia anche fra le donne un tempo rivali. Importante era sapere che il male colpiva anche gli altri. Non c’era l’ossessione del futuro. Tutto era affidato alla casualità. Gli oggetti venivano conservati gelosamente e non cestinati come avviene ai nostri giorni. Per sdrammatizzare si ricorreva a divertimenti semplici non folli.

Questo romanzo ci fa vedere come l’ideologia modificò il tessuto sociale creando terrore, morte ma anche scatenò abitudini non deleterie per l’umanità. Se l’uomo non è solidale resta una bestia.

 

Ester Eroli