Marcia

Il natale è ormai alle porte e come  ogni anno torna il dannato baccato delle strade illuminate a festa e piene di folla. In giro si vedono  gruppi di turisti, gruppi scolastici che si guardano intorno abbagliati dalle luminarie, dagli alberi natalizi, dalle slitte argentee di Babbo Natale.  Si vedono coppie di fidanzati sorridenti e felici come non mai. Si tratta della spettacolarizzazione del Natale ridotto a rito, cerimonia consumistica, orgia di spese e acquisti. La funzione maestosa del natale è quella di favorire il commercio in tutte le sue forme. Gli acquisti balzano in primo piano fra offerte di vario tipo. Ci commuove solo l’eccitamento dovuto agli acquisti. Se pensiamo al natale del passato ci viene malinconia. In passato si puntava all’essenziale, si meditava nel silenzio delle chiese per la novena di Natale. Ora si assiste solo alla affermazione della vanità.

Negli ultimi tempi vediamo un fenomeno strano che ci colpisce. Molte ragazze corrono per le vie dello shopping in marcia, con tacchi alti,  passo marziale, ci vengono addosso senza tante cerimonie. Camminano erette, impettite, con lo sguardo fisso davanti a se. Travolgono tutti al passaggio. La loro testa troneggia nelle strade. Sono presuntuose, si sentono baciate dalla fortuna. Per loro c’è sempre un regalo, uno sguardo di ammirazione. Le ragazze sembrano imbalsamate, rigide, vagamente smarrite tra le luci della festa. Camminano circospette, decise, si sentono al sicuro. Si sentono invidiate, amate specie a natale. Sfoggiano abiti alla moda come fosse un dovere natalizio. Non rispondono ai saluti e vanno oltre con passo militare. I loro tacchi risuonano nei vicoli.

I passanti non comprendono il perché di tale marci, di tale corsa forsennata. Il dramma sta tutto nel loro cuore ormai anestetizzato alle vere delizie intime del natale. Si è perso il significato profondo del Natale.

L’unica marcia apprezzabile sarebbe quella verso il prossimo, verso i poveri, verso chi vive ai margini e non ha tempo di marciare.

 

Ester Eroli