Il mutamento del sentimento religioso dai flagellanti a oggi

Il mutamento del sentimento religioso dai flagellanti a oggiNel XIII secolo in Italia centrale, sotto l’influsso del pensiero del mistico Gioacchino da Fiore, si diffuse un movimento cattolico detto dei flagellanti, che finì per espatriare e arrivare in Olanda, in Boemia ecc. Il movimento, simile a una setta, a cui aderirono persone di ogni estrazione sociale, nelle processioni pubbliche era solito flagellarsi davanti a tutti senza ritegno con una frusta acuminata piena di nodi. L’autoflagellazione in pubblico avveniva in segno di penitenza, e nel medioevo era praticata da molti ordini religiosi. Il metodo era praticato nei conventi, nei seminari. Nel culto di Iside, al tempo dei romani, la flagellazione era contemplata. La punizione serviva per espiare i peccati e per poter accedere alla salvezza eterna. I disciplinati di Cristo, come venivano chiamati, si lasciavano andare a queste mortificazioni della carne, in attesa dell’avvento del regno dello spirito. Il movimento era organizzato in compagnie che avevano per guida un unico capo detto maestro, come si faceva chiamare anche Gesù. In occasione delle epidemie di peste il movimento riprendeva quota, perché la malattia era considerata un castigo divino per i peccati, che dovevano essere in qualche modo espiati.

Con il tempo il movimento perse importanza e fu vietato persino dal papa. Ai giorni nostri non ci sono più questi episodi di fanatismo religioso. La gente comune non si lascia più andare in pubblico e gli ordini religiosi sono felici di stare nel chiuso delle proprie stanze. In verità siamo passati da un eccesso all’altro. Ora le chiese sono deserte, le processioni abbandonate, i conventi spogli di vocazioni. Chi si professa cattolico, politici compresi, poi nella realtà non pratica ed è lontano dai sacramenti. Si vive un cristianesimo di facciata, che vive sulla carta, che vive di riti esteriori. I precetti non vengono seguiti, le regole non vengono rispettate. C’è chi mangia carne in tempo di vigilia e di quaresima, chi non fa il presepe, dice di non credere e poi organizza sontuosi banchetti natalizie, la Pasqua è divenuta una festa della primavera, occasione per viaggi e vacanze. Si è perso la spirito religioso che animava le feste.

Certamente tutte le opinioni vanno rispettate e chi si professa ateo deve rinunciare per forza di cose all’atmosfera di festa del Natale. Invece gli sfarzi, i regali li fanno proprio gli atei, i miscredenti. I musulmani, gli appartenenti alle altre confessioni religiose ci sembrano più rigidi nel seguire i comandamenti e i precetti della propria fede. Così vediamo i musulmani rispettare gli orari, le leggi con una precisione maniacale. Invece noi ogni giorno rischiamo di essere derubati da cattolici convinti che non sanno che uno dei comandamenti cattolici recita proprio: non rubare. Il sentimento religioso viene vissuto come un gioco, come una bandiera dietro cui celarsi. Allora apprezziamo più un ateo che non bestemmia, che non umilia, che non fa del male che un cattolico dichiarato ma falso e ipocrita come un fariseo. Nessuno appare più un disciplinato di Cristo. Allora ci meravigliamo quando vediamo un musulmano pregare persino in strada. Non siamo più abituati, perché ci siamo messi presuntuosamente al posto di Dio.

 

 

Ester Eroli

 

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