Nazioni spazzatura

Ci sono autorevoli uomini politici che hanno definito delle nazioni scadenti, magari procurando un dolore acuto nel petto degli abitanti di certe zone del pianeta, intriso di pianto. Sono dolorose vicende che non intaccano l’umanità integra e superiore. Non si può sottrarre il cuore alla vita. Anche se la vita è capricciosa, crudele, tenebrosa  ci vuole rispetto e comprensione. Il rispetto deve essere concreto, visibile. La solidarietà, l’amorevolezza devono sopravvivere, rivivere nell’umanità. Gli uomini devono riacquistare l’antico orgoglio. La natura umana deve essere risanata, in un bagno di fiducia e perdono, rispetto e tolleranza.

Ci sono civiltà che dopo una prima fioritura sono decadute, altre che si sono sviluppate dopo raggiungendo alti livelli. Ogni nazione ha i suoi alti e bassi. Non sempre una nazione è sulla cresta dell’onda. Ci sono popoli che si sono estinti pur essendo validi. A tutto questo si deve aggiungere che il clima, la situazione morfologica dello stato, la natura dei suoli, e le condizioni socio culturali possono influire enormemente sullo sviluppo sistematico di una civiltà.

Ci sono civiltà che si ritengono superiori solo perché hanno più risorse fornite da madre natura, risorse che ad altre nazioni sono proibite. E’ chiaro che gli stati più ricchi economicamente fanno la voce grossa, sono vigorosi  e non osano neppure avvicinarsi agli stati più deboli, che invece sono costretti a parlare sottovoce, a balbettare. Certi stati vengono semmai compatiti, guardati in disparte con curiosità, con ironia. Nessuno difende gli stati deboli perché sul tavolo economico non hanno voci in capitolo. Non hanno nulla da offrire se non la miseria e le casse vuote. Se le risorse sono scarse non si può fare molto, nonostante attive politiche sociali. Nessuno considera uno stato povero. Però uno stato povero può mantenere come gli altri diritta la propria dignità.

In fondo le carte possono cambiare, stati poveri si sono arricchiti e stati solidi sono finiti nella polvere. Tutto muta, niente resta uguale. Sul tappeto dovrebbe restare sempre il rispetto.

 

Ester Eroli