Ojmajkon

Ojmajkon è un piccolo villaggio nella zona est della Siberia  e conta solo 800 abitanti. Il significato della parola significa “acqua non congelata”, infatti si riferisce al fatto che nelle vicinanze si trova una sorgente calda termica  naturale che viene usata dalla popolazione locale e che contribuisce a garantire la sopravvivenza. Viene sfruttata ogni giorno per molti usi. L’insediamento è di tipo sparso, senza un centro  e una piazza e quindi ha la caratteristica di un villaggio, come quelli del passato. Le case sono costruite su palafitte, seguendo particolari accorgimenti. Le palafitte sono giganti e per farle si usa il cemento e il legno dei boschi. Lo stile del villaggio è sovietico, le costruzioni spesso sono di ghiaccio . Nel polo del freddo si allevano renne e cavalli di razza e ci si dedica alla pesca in modo primitivo senza tanti mezzi. Per pescare si usano tende allestite vicino al fiume cercando di evitare le zone dove il ghiaccio è più sottile e quindi più fragile. Nelle tende si fanno anche dei riti propiziatori per la pesca e nelle case si fanno poi dei riti per scacciare gli spiriti maligni. Le tende sono fatte anche in legno. Per riscaldarsi si usano stufe, bevande calde. Per la luce si ricorre a delle candele anche se qui la notte è profonda e cupa e lunga. Il latte la mattina arriva in blocchi congelati, il pane viene tenuto in caldo  dopo colazione mentre gli adulti si dedicano agli allevamenti anche di mucche che vengono coperte con imbottite  i bambini vanno a scuola percorrendo km prima di arrivare in aule riscaldate da camini e stufe. I bambini percorrono 4 km a piedi ogni giorno. In queste zone le temperature sono proibitive in primavera soltanto si arriva a -40.  In queste zone si è arrivati fino a -83, -70 sotto zero negli anni venti . Sono state registrate le temperature più basse del pianeta. Comincia a nevicare già a metà settembre. In estate solo si arriva a -20° sotto zero. In inverno si hanno piogge di ghiaccio, in primavera vere nevicate. In estate si possono vedere fiori dai colori accesi e molte zanzare pungenti. Il tempo di solito cambia subito e spesso il vento del nord squassa l’aria e costringe alla chiusura degli aeroporti. Ci muove con slitte con le renne e pattini. La vita è legata al termometro.  Ci sono stazioni climatiche appositamente installate che rilevano le temperature e lo spessore del ghiaccio. Le riserve idriche sono date dal fiume e l’acqua è conservata in botti che vengono trasportate in slitte trainate da buoi. Si coltivano ortaggi nelle serre riscaldate.

In queste zone estreme sono frequenti i cicloni polari, le nebbie fitte, i lunghi inverni che durano dieci mesi  eppure nascono continuamente bambini  e la gente è sempre allegra, segno evidente che chi punta all’essenziale è più felice.

 

Ester Eroli