Osho Rajneesh e la forza della mente

Osho Rajneesh è stato un mistico e maestro spirituale indiano, oratore  e pensatore,  molto conosciuto a livello internazionale. Il suo anticonformismo fece scalpore.  Professore di filosofia abbandonò la cattedra per girare il mondo come guida spirituale. Le sue meditazioni e illuminazioni, i suoi discorsi sono stati raccolti dai discepoli e sono andati a formare un numero considerevole di testi. Emigrato negli Stati Uniti nell’Oregon fondò una comune. La  sua missione principale è stata quella di coniugare il pensiero orientale con quello occidentale più materialista, la scienza e la spiritualità .   Nei suoi discorsi si esalta l’importanza della meditazione, della libertà e dell’amore e la necessità  di avere una visione gioiosa della vita. Quindi per lui è utile il rifiuto delle dottrine, delle regole rigide, delle superstizioni, dei condizionamenti sociali,   a vantaggio dello sviluppo di un senso critico pieno. La libertà interiore e la consapevolezza passa attraverso la non repressione dei desideri, anche se bisogna prendere le distanze dal materialismo e dai falsi bisogni. La ricerca del vero è attuabile solo se si fa una pulizia totale interiore. Non solo le leggi e la disciplina  a portarci in sintonia con il divino e l’universo ma solo la meditazione, la natura, l’amore. La trasformazione interiore deve avvenire in modo anarchico, personale ma deve avvenire. Senza abbandonare il gusto per le cose terrene si deve mirare a raggiungere l’estasi spirituale. Ognuno può elevarsi grazie alla meditazione e alla capacità di amare, al rispetto delle regole di natura.

La forza per lui più agile e forte è l’amore che è condivisione, solitudine estatica, dissolvimento, perdono  ma non è dipendenza, possesso, sfruttamento, irriconoscenza. L’amore puro non ha bisogno di nulla in cambio. L’amicizia disinteressata  è giocosità, conoscenza pura, possibilità di ricadere nella luce divina, cosmica. Essa crea un campo energetico che ci porta in una altra dimensione non più egoista.

Nelle sue meditazioni quotidiane invitava i discepoli a seguire tecniche particolari come il silenzio, le attività fisiche, gli occhi bendati, la musica che ha un effetto catartico, la danza, la respirazione, il riso e il pianto, l’ironia. Le sedute di meditazione potevano durare più giorni ed avevano lo scopo di tornare all’innocenza dell’infanzia, alla esperienza diretta . Per il mistico comunque anche il lavoro intellettuale può rinforzare la mente, far svanire le ossessioni che rendono gli uomini schiavi. Lo scopo della meditazione è anche quella di realizzare l’estasi e il contatto diretto con il cosmo e il divino, di raggiungere l’armonia con la luce  e la beatitudine , la sintonia con la natura .  Estasi che avviene con episodi paranormali come la lievitazione.

Il punto focale del pensiero di questo pensatore è la capacità della mente che deve essere usata  al meglio, evitando così insicurezze e dispersioni. Una mente malata infatti genera solo cose malate. Con una progressiva e ricercata meditazione si lavora sulla mente, sulla consapevolezza scompare l’ego e si arriva alla fusione con l’universo, con l’essenza dell’anima, con l’essenza divina. Per lui infatti dio è una energia allo stato puro, eterno, creativo, in espansione.

La mente, materia sottile,  può mutare, evolversi, , pervasa dall’amore, oltrepassare molti limiti, molte barriere, può ricongiungersi con l’anima del mondo in una perfetta fusione. Il potere della mente per il filosofo è abnorme, ma deve essere una mente educata, lontana dalle esperienze solo terrene. Con la forza della mente si può prescindere, allontanarsi dal dolore, dalla paura della morte. Lavorando con la meditazione, con la respirazione, si può abbattere il senso di dolore cruento e ossessivo. Il male infatti è distruzione, assenza di luce. L’anima in meditazione, equilibrata, che gode degli attimi senza pensare al futuro, comprensiva, si risveglia, attira il trascendente. Facendo leva sulla propria ricchezza interiore si può raggiungere la felicità, l’assenza di dolore. La felicità che si raggiunge non scaturisce da cause evidenti è solo uno stato naturale. Noi siamo la causa della nostra gioia. I santi assecondando la propria natura, con degli esercizi spirituali, il digiuno, ubbidendo a degli ordini interiori hanno toccato la spiritualità cosmica e sperimentato sulla pelle l’assenza di dolore nonostante magari lo stesso martirio. Esiste un punto in cui si tocca l’assenza totale di emozioni  e dolore, passando sempre attraverso la propria interiorità. Un punto in cui si può parlare di sacralità. Gesù stesso, dobbiamo pensare, ha oltrepassato il dolore forte grazie alla sua interiorità e si è liberato dal peso del corpo dolorante. C’è quindi una dimensione interiore elevata che consente uno stato tutto interiore di pace. Il dolore si combatte con la forza della mente infatti molti guariscono dai tumori lottando disperati e facendo leva sulle capacità interiori che tutti possediamo ma che vanno curate e sviluppate giorno per giorno. I risultati si vedono nel tempo dopo lunghe meditazioni e distacchi dalla dimensione solo materiale.

 

Ester Eroli

 

Leggi anche: