Punteggi

I  tempi sono cambiati rapidamente. In passato se ci si trovava di fronte a una persona non bella, handicappata o con qualche piccolo o grande difetto fisico, si faceva finta di nulla. Era buona educazione tacere, non far pesare alla persona i suoi difetti. Se l’aspetto fisico di una persona era insoddisfacente si ignorava il tutto con disinvoltura. L’obiettivo era quello di non far sentire la persona a disagio e questa ci era riconoscente anche in silenzio. Ognuno mostrava un adeguato grado di educazione. Solo i ragazzi spesso si lasciavano andare a giudizi severi, a parole offensive magari per la strada.

Ora davanti a un problema serio vi si accenna senza riguardo, senza misurare le parole. Sono frasi sibilate per la strada, dette al telefono, insulti pronunciati negli ambienti di lavoro, persino bisbigliate  al passaggio di un superiore, che in virtù del suo problema, ha perso la sua aurea autoritaria. Obbedire ai suoi ordini diventa aleatorio. Si tratta di un capo di serie B. In    ufficio parate di modelle osannate  con i loro abiti aderenti  sono pronte a offrire le loro stilettate dolorose.

Negli ultimi tempi si sta diffondendo un altro sistema per umiliare amici, colleghi, vicini. Nell’ozio, nelle pause si organizzano liste di persone con i relativi punteggi sull’abbigliamento, sul viso, sul seno, sull’aspetto fisico in generale. Sono pagelle come quelle scolastiche, passaporti, carte di identità piene di spine, di insulti. Si scrivono i voti su alcune parti del corpo. Le donne che hanno ottenuto i volti più alti si atteggiano, convinte di essere bellissime, fiere dei propri interventi chirurgici. I dirigenti stessi ricevono le loro pagelle. Chi viene  tra i dipendenti paragonato ai capi migliori si sente lusingato. Ogni settimana si preparano i punteggi, i commenti in un gioco amaro privo di senso. Le donne più esplosive vengono lodate.

Gli uomini e le donne bruttini, magari in carne o magrissimi, vengono derisi, allontanati, sbeffeggiati. Molte donne vorrebbero essere cancellate dalla lista ma ogni giorno lo stillicidio continua. Si gioca  a questo gioco perverso nelle scuole, nelle palestre, nei bar, nei luoghi di ritrovo. Per molti è uno stillicidio. Molti sono indotti ad avere una scarsa autostima. Le persone vengono divise in squallide categorie.

Invece di fare questi giochi nel tempo libero si potrebbe leggere qualche libro interessante più innocuo e  capace di far crescere l’anima anche la più arida e insensibile.

 

Ester Eroli

 

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