Ridursi all’ultimo

Ridursi all’ultimoSpesso abbiamo provato scioccamente , davanti a un’offesa patita a un dispetto fatto apposta , il maligno desiderio di ripagare con la stessa moneta le persone, anche per sfogarci. Nella maggior parte dei casi spesso, turbati per i tormenti subiti , per gli ostacoli, siamo fuggiti via inaspriti. Abbiamo provato di nascosto, intimamente una frenetica soddisfazione, uno stupore inquieto, nel vedere i nostri nemici andare in malora, in affanno per qualcosa. Una lenta inquietudine ci ha resi scontrosi e perplessi. Ci siamo guardati intorno guardinghi, privi di entusiasmo. Abbiamo proseguito distratti e impazienti. Alla fine dopo tante supposizioni e incertezze, dopo tanti pensieri abbiamo messo mano alla cosa e risolto la cosa in via definitiva. Invece di soccombere spesso abbiamo preferito troncare la relazione, respingere lontano tutto quello che ci aveva portato scompiglio, che ci aveva sconcertato. Siamo stati duri per rispetto ai patimenti subiti. La separazione ci ha fatto esultare, ci siamo riavuti, l’ansietà è diminuita. Energicamente ci siamo liberati concentrandoci solo sulle amicizie vere, quelle in cui abbiamo creduto. Per un senso di rivalsa si siamo allontanati, messi da parte. Non abbiamo chiesto l’intercessione di un amico per la riconciliazione, non abbiamo manifestato sentimenti nobili. Ci siamo chiusi a riccio in modo indecente. Con un sorriso ammiccante siamo andati avanti senza la speranza di recuperare il rapporto. Non abbiamo capito lo sguardo incoraggiante e supplichevole dell’altro, compreso le sue parole più gentili, i suoi tentativi di recupero. Ci siamo compiaciuti della chiusura. Poi la morte improvvisa dell’altro ci ha gettato nella costernazione più nera. Il rimorso per non aver avuto pietà ci ha lacerato fino allo spasimo. Siamo corsi al funerale nella speranza vana di recuperare. Ci siamo avvicinati al feretro quasi febbricitanti con la morte negli occhi. Siamo arrossiti di vergogna, abbiamo pianto per lo schiaffo del destino. Ci siamo ridotti allo stremo per chiedere perdono, quel perdono che nessun orecchio potrà mai ascoltare. Non abbiamo capito che bisogna trattare gli altri affabilmente, fare opere buone e non essere generosi solo nei momenti di felicità. Abbiamo finito per mangiarci le mani per la rabbia. Ogni tanto bisognerebbe avere l’atteggiamento innocente dei bambini che tutto comprendono e che perdonano.

 

Ester Eroli