Rimanere in casa

Spesso per pigrizia, magari in un giorno di pioggia battente, siamo rimasti a casa. Abbiamo letto, spolverato, telefonato, ascoltato musica, riordinato la libreria, scritto, cucito. In certi casi la casa ci è sembrata un rifugio protettivo, una specie di tana in cui trovare riparo, una cuccia calda dove rilassarsi e non pensare a niente. La casa ci ha difeso dalle insidie del mondo, ci ha abbracciato e protetto. In casa siamo ritornati noi stessi. Ci siamo liberati da tutti gli orpelli, da tutti i pesi come trucco, tacchi alti, pantaloni stretti. In comode pantofole di velluto abbiamo riscoperto la semplicità. Siamo tornati al naturale indossando una pratica tuta da ginnastica. Abbiamo cucinato i nostri piatti, visto la tv, ascoltato la radio. Proprio mentre noi rimanevamo sdraiati su un divano soffice milioni di persone giravano, parlavano, si muovevano. Rimanere a casa può essere piacevole, anche se può rappresentare un blocco. Uscendo abbiamo modo di incontrare persone nuove, di rincontrare vecchie conoscenze, di avere un colpo di fulmine, di trovare finalmente l’abito, il libro che abbiamo cercato per anni, di conoscere artisti, opere ecc. Quante volte siamo usciti per un semplice giro e siamo tornati a tarda sera? Spesso usciamo il pomeriggio per andare al supermercato e poi rimaniamo fuori perché magari all’improvviso incontriamo persone, riceviamo un invito ecc. Ci capita di camminare per il corso e di scoprire che è stata allestita una nuova mostra, tutta da visionare. Le persone depresse hanno il vizio di passare il tempo tappati in casa magari mangiando, dormendo e non sanno che si perdono tutto un mondo fuori. Allora quando ci prende la malinconia non dobbiamo fare altro che indossare il nostro vestito migliore e uscire. Il destino ci porterà verso nuove esperienze.

 

Ester Eroli

 

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