Salire su per una vita frenetica

Salire su per una vita freneticaSpesso abbiamo avuto la sensazione di essere adatti per qualcosa di grande, di superiore. Siamo stati quelli che aspiravano al cielo costretti a terra da un oscuro e misterioso destino che, simile a un vento contrario, ci respingeva. Gli ostacoli, gli incidenti di percorso li abbiamo accolti con un urlo silenzioso. Non arrivare era un supplizio. Come burattini animati ci siamo ostinati a raggiungere una meta ambita. Volevamo un riscatto, raggiungere l’autosufficienza. Abbiamo rispettato le regole del gioco illusi di poterla fare franca. Volevamo vincere le battaglie con il talento e l’esperienza, mostrare di valere, di non appartenere a nessuno. Spesso ci siamo avvicinati emozionati alla meta per mezzo solo del nostro impegno, assetati di riconoscimenti. Quasi per una peculiarità genetica ci sentivamo portati verso l’alto. Volevamo integrarci, raggiungere una stabilità unica e esclusiva. Con freddezza, con un misto di classe e autocontrollo abbiamo fatto dei consistenti passi avanti. Ci siamo spinti avanti, oltre le nostre forze esaltati da piccoli successi, sempre in ansia per la riuscita. Siamo andati avanti come drogati dimenticando tutto e tutti, curando tutto nei minimi particolari. Poi sotto i nostri occhi sono comparsi i primi dubbi. Intanto non avevamo ottenuto completamente tutto, alcuni nostri sogni erano ancora irrealizzati e avevano la consistenza di un fantasma e la leggerezza di una farfalla. Poi ci siamo resi conto che le nostre mete non erano poi così originali, altri le tenevano di mira. Con il tempo salire la scala del successo ci è divenuta un peso, un laccio. Ci siamo abituati a una vita frenetica e abbiamo perso il gusto della vita. Era chiaro che avevamo perso la calma, la pacatezza, la dolcezza. Invece di guardare un tramonto siamo andati in giro per affari con pesanti occhiali scuri, tesi come corde di violino. Con il tempo sono sopraggiunte le gelosie, le perdite, le sconfitte, le esclusioni, le rivalità, le rabbie, le oscenità e abbiamo perso il gusto di salire. Salire ci dava la nausea, ci riempiva la vita di bugie. Non era sufficiente salire, non ci dava soddisfazione se non nello spazio di un istante. Abbiamo sperato di finire sotto anestesia per fare un vero salto nel buio, dove per la prima volta, sperimentavamo il lusso di non pensare. Salire era logorante, attirava sguardi invidiosi, critiche maligne. Salire era come condannarsi da soli alla solitudine. Salire per molti ha sempre significato arrivare a compromessi, ha sempre significato soffrire.

 

Ester Eroli

 

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