Sfruttare

Ci sono persone che hanno cominciato a scrivere opere, articoli, saggi, poesie, romanzi ecc per vocazione e per diletto, per assecondare una mania, una ispirazione, un’idea. Poi ci sono quelli che hanno cominciato a farlo per denunciare alcuni aspetti negativi della società odierna. C’è poi un’altra categoria di persone che scrivono per altri motivi, ossia perché non hanno potuto fare carriera al lavoro, per svariati motivi o perché magari vengono prediletti i raccomandati. Si sono rifugiati nella scrittura nella speranza, sia pure remota, di fare sentire la propria voce, di avere dei riconoscimenti ufficiali. Molti scrivono con una sorta di languire animalesco nelle vene, con una volontà di farsi notare dato che al lavoro sono quasi invisibili. E’ forse propriamente una ricerca di riscatto, un modo per far conoscere le proprie qualità nascoste, per imporsi. Per combattere le ondate di disperazione davanti all’ennesimo avanzamento di carriera di un super protetto della politica, magari incapace, molti scrivono. Scrivono per sfogarsi, per liberare le loro energie, per mostrare le proprie facoltà. L’esasperazione che nasce quando non si è apprezzati da nessuno nonostante gli sforzi e le dedizioni, quando i superiori stessi si mostrano insensibili e indifferenti, poco cortesi. Esausti per l’ennesimo sopruso, pallidi di rabbia, molti scrivono per istinto, disposti ad assecondare la propria vena creativa, a seguire tutte le sfumature dello spirito. Riordinate le idee, si scrive con orgoglio per oltrepassare amabilmente le soglie della mediocrità.

Si scrive divertendosi, per trovarsi su un terreno amico, familiare, seguendo il proprio stile, la propria tecnica originale, incuranti delle critiche roventi, dei pareri contrari, delle risposte tetre, dei commenti squallidi, delle parole stanche . Si scrive compiacendosi ovviamente degli elogi, degli apprezzamenti evidenti.

Molti fanno dei concorsi, si cimentano in prove, tastano il terreno nelle case editrici. In fondo tentare non nuoce. Paradossalmente provano a uscire dall’anonimato.

In verità si avventurano su un terreno sdrucciolevole, pieno di insidie, di delusioni, peggiori di quelle subite sul lavoro.

Le case editrici danno risposte evasive, propongono di ritentare. Molte fanno promesse di pubblicazione che non mantengono o furbescamente propongono pubblicazioni a spese del soggetto.

Alla fine si trovano molti disposti a sfruttare i geni  e i dilettanti della scrittura. Molti concorsi sono a pagamento. Per ogni cosa anche la più piccola si deve pagare. I talenti naturali vengono sfruttati, derisi, allontanati, abbindolati. Si ottengono spesso porte in faccia, parole taglienti, sguardi biechi. Un universo di sfruttatori che vogliono magiare alle spalle del povero diavolo di turno. Alla delusione lavorativa si aggiunge quella del tempo libero.

 

Allora si finisce per scrivere solo per se stessi, lasciando i manoscritti dentro cassetti polverosi, fra fogli ingialliti in attesa che qualcuno, magari un nipote, li legga attento e comprensivo. Gli scrittori per il mondo moderno sono solo un modo di fare business, una merce come tante.  Per sfuggire allo sfruttamento, alla mercificazione non resta che restare nel chiuso delle proprie stanze.

 

Ester Eroli

 

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