Star Wars, una fiaba tra nostalgia e realtà

Star Wars, una fiaba tra nostalgia e realtàNel bene e nel male è stato un evento atteso e sostenuto da appassionati di tutto il mondo: alla fine l’uscita del nuovo capitolo di Star Wars, o Guerre stellari come preferiscono chiamarlo i nostalgici che si ricordano ancora della prima uscita mell’ormai lontano 1977, ha attirato nelle sale i fan della vecchia guardia e le giovani generazioni, unendo spesso diverse famiglie, che adesso sono risentiti visto che bisognerà aspettare a fine 2017 per vedere il nuovo capitol.

Il risveglio della forza si pone come seguito di quella che è chiamata la trilogia classica e che si concludeva con Il ritorno dello Jedi, raccontando di una situazione che dopo trent’anni è di nuovo precipitata, con una nuova minaccia totalitaria e tanto simile alle dittature che nell’ultimo secolo si sono succedute nel nostro mondo per la libertà della galassia. Al timone non c’è più George Lucas, ma il giovane J. J. Abrams, ideatore di varie serie tv di successo e dietro al rilancio di un altro mito della fantascienza, Star Trek, e la storia riprende, con un po’ di nostalgia, i personaggi della vecchia guardia, invecchiati ma con comunque carisma, e nuovi eroi a cui affezionarsi.

Effetti speciali, avventura, azione, fiaba: Star Wars è tutto questo, con omaggi al passato e un occhio al futuro e sa suscitare interesse, passione (che negli anni si è manifestata con la crescita di più di una generazione di fan, protagonisti di molti eventi), qualche critica, perché purtroppo si è perso tutto l’universo espanso che nei decenni era cresciuto tramite fumetti e romanzi, ma anche molti consensi.

Certo, Star Wars è un film d’evasione, non un film di fantascienza impegnata, una fiaba galattica, come lo erano anche i vecchi capitoli (non è un caso che tutti inizi con Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana) ma con alcuni elementi di grande interesse su cui riflettere.

Il primo, la presenza di un’eroina interessante: Rey, ragazza che campa alla giornata raccogliendo sul pianeta desertico dove vive rottami da rivendere, interpretata dalla giovane e grintosa Daisy Ridley, fa virare al femminile tutta la serie, in una ricerca di sé che ricalca quella di Luke ma che la pone come volto di donna del fantastico contemporaneo insieme alla Katniss di Hunger Games. Una testimonianza di come ormai fantascienza e fantasy abbiano aperto a tematiche femministe e femminili, con autrici e personaggi, capaci di creare nuove alternative ai modelli allucinanti di certa narrativa tra sottomesse e crocerossine.

Il secondo è Finn, ragazzo indottrinato fin dall’infanzia ad essere un soldato che deve uccidere e basta e che di fronte all’assassinio di un anziano inerme decide di ribellarsi e cambiare vita, testimoniando come ciascuno alla fine è responsabile della vita che si sceglie e che c’è sempre un’alternativa a diventare una macchina di morte al soldo di una dittatura. Un discorso quanto mai attuale, per far capire che c’è un’alternativa alla famigerata e tristemente famosa frase obbedivamo a degli ordini.

Il terzo è Kylo Ren, figlio di Han Solo e Leia diventato complice della nuova dittatura, metafora dei tanti ragazzi che nel mondo reale cadono nella rete dell’integralismo e della violenza, un problema diventato di inquietante attualità e al quale si cerca di dare risposte da parte della società civile e di chi sta vicino ai più giovani. Del resto, il fantastico, soprattutto quando è di qualità, crea metafore del mondo e dei suoi problemi.

Certo, Star Wars è avventura, azione, effetti speciali, la celeberrima musica, il rivedere vecchie glorie, il trovare nuovi amici, il far parte di un mondo, ma è anche un modo per capire qualcosa di più sulla realtà, vedendola deformata tra astronavi (che bello rivedere il Millenium Falcon), fughe, combattimenti, amicizia, coraggio e forse per questo più efficace e più incisiva per aprirsi nuove possibilità.

 

Elena Romanello

 

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