“Storia di una maschera” di Mishima

“Storia di una maschera” di MishimaSpesso ci siamo chiesti ingenuamente come nasce la tendenza omossessuale, come una persona si accorga di prediligere membri dello stesso sesso. Abbiamo pensato di chiederlo ai diretti interessati ma giustamente ci siamo vergognati di entrare nell’intimità di una persona. Abbiamo supposto, immaginato, capito, pensato. Abbiamo tratto da soli delle conclusioni non sempre vere. Nel libro dello scrittore, saggista, drammaturgo, poeta giapponese Mishima dal titolo le confessioni di una maschera si trovano tutte le risposte.

Il romanzo in prima persona, velatamente autobiografico, è una sorta di autoanalisi lucida di sintomi e sentimenti. Il piccolo protagonista nasce già diverso. E’ gracile, privo di prestanza fisica, debole psicologicamente, emotivo, sensibile come una donna. Nell’infanzia cresce isolato. Si lascia suggestionare dai libri dove viene attratto solo da pitture che raffigurano uomini dal corpo anatomicamente perfetto. Davanti all’immagine del martirio di San Sebastiano, dove compare il corpo del santo, nella prima adolescenza si masturba. Viene attratto dai petti dei soldati che passano sotto casa sua, dai giovani operai. Le sue fantasie erotiche sono morbose, fuori dell’ordinario. A scuola prova un’indefinibile attrazione per un compagno divenuto nel frattempo amico. Tuttavia si nasconde, non si sbilancia. Nei sogni la violenza erotica si mescola alla seduzione. I suoi sogni rivelano una sessualità inquieta che viene sapientemente repressa. Lui stesso fraintende, non capisce, prende tempo. Tuttavia le donne le vede come amiche e sorelle. Un giorno si maschera con gli abiti della madre con cui si sente stranamente a suo agio. Ama i colori forti, le tinte accese, i disegni, i calzini colorati mentre i colleghi di scuola usano calzini neri e bianchi. Lui detesta gli sport estremi, i giochi forti.

Nel tormento corteggia la sorella di un amico ma al momento cruciale si tira indietro e lei alla fine si sposa con un altro. Caduto nel baratro del ripensamento torna a cercarla dopo che lei è sposata, la assedia, le chiede appuntamenti. Per dignità, per obbligo sociale continua a recitare la parte di persona normale, perché lui vuole essere normale, ci tiene a essere normale. Si mostra naturale con gli amici, reprimendo i suoi istinti che in certi momenti lui stesso non capisce. Si inganna e crede di essere come tutti i suoi amici. Poi in una casa di tolleranza scopre di essere impotente. Si sente chiuso in una morsa ma continua a fingere creandosi una falsa personalità di facciata. Copre le sue miserie calandosi una maschera sul volto che lo protegge dal giudizio degli altri, dalla ironia, dall’incomprensione, dal rifiuto, dal riso. Nella sua prigione cerca di vivere normalmente come niente fosse soffocando le pulsioni. Si immerge totalmente nel quotidiano come un forsennato. Lavora, studia, segue corsi per riempire il vuoto sentimentale, sociale. Studia, si impegna nelle cose più degli altri, fino allo sfinimento, per distrarsi, per occupare la mente in qualche questione anche oziosa. Allora ci vengono in mente episodi che abbiamo vissuto di ragazzi, di amici che hanno perseguitato ogni volta le fidanzate di turno dopo averle lasciate e che poi sono rimasti single, di ragazzi che si sono tuffati nello sport con un accanimento sovrumano e di altri che si sono dichiarati candidamente impotenti e che forse non lo erano fino in fondo.

Il libro ci ha illuminato su una realtà non totalmente conosciuta e che va compresa. Ogni questione dovrebbe invece venire alla luce perché non ci sono limiti quando c’è in ballo il verbo amare che merita ogni volta un inchino.

 

Ester Eroli

 

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