“La vita facile” di Lucio Pellegrini

“La vita facile” di Lucio Pellegrini

USCITA CINEMA: 04/03/2011
REGIA: Lucio Pellegrini
SCENEGGIATURA: Stefano Bises, Laura Paolucci, Andrea Salerno
ATTORI: Pierfrancesco Favino, Stefano Accorsi, Vittoria Puccini, Camilla Filippi, Angelo Orlando, Eliana Miglio, Souleymane Sow, Max Tardioli, Ivano Marescotti
FOTOGRAFIA: Gogò Bianchi
MONTAGGIO: Walter Fasano
MUSICHE: Gabriele Roberto
PRODUZIONE: Domenico Procacci, Laura Paolucci
CASA DI PRODUZIONE: Fandango
DISTRIBUZIONE: Medusa Film
PAESE: Italia
GENERE: Commedia
SITO UFFICIALE: www.medusa.it/film/40/la-vita-facile.shtml

Dopo” I figli delle stelle” dell’anno scorso, Lucio Pellegrini si ritrova dietro la cinepresa, nuovamente per proporci “La Vita Facile”, uscito recentemente nelle sale italiane. L’intento e’ ancora quello di guardare con gli occhi “leggeri” ma attenti della commedia, “Il Belpaese”, visto in questo caso nell’ambiente medico, rappresentato dai due ruoli chiave del film, ovvero, quello interpretato da Pierfrancesco Favino, che regala così una bellissima prova nelle vesti di Mario, Medico “barone”senza scrupoli, che vive e lavora a Roma in una prestigiosa clinica cardiologica, e Stefano Accorsi nei panni invece di Luca, (l’amico storico dei tempi dell’Università e figlio del primario capo, dell’ospedale nel quale Mario lavora), che esercita invece come ”medico in prima linea” in un ospedale in Africa. Non poteva mancare il sesso femminile a comporre il classico triangolo di passione, interpretato da Vittoria Puccini nel ruolo di Ginevra , moglie di Mario, ma anche ex amante di Luca, col quale ha avuto una scappatella extra-coniugale, prima che lui partisse per “il continente nero”. Dal legame d’amicizia e d’amore dei tre, tutta la storia si sviluppa partendo dal viaggio di Mario che raggiunge in Africa dopo anni, l’amico, per motivi apparentemente “esistenziali”, ma in realtà, ben lungi dall’esserlo, e che da subito si rivela inadeguato e dissonante rispetto al contesto nel quale si trova.

Si paleserà solo in seguito la reale motivazione che sta alla base della fuga di Mario non proprio “edificante”: l’arrivo improvviso di Ginevra, infatti, svelerà il coinvolgimento del medico in un inchiesta di tangenti ottenute occultando la difettosità di valvole cardiache impiantate in pazienti ignari.
Il fatto rischia di travolgere “La Vita Facile” del medico e di Ginevra stessa,dapprima preoccupata della deriva morale del compagno ma in realtà solo spaventata dalla possibilità di veder sgretolato il suo tenore borghese.
Tutto il film verte su questi due mondi e due codici morali antitetici: sullo sfondo dell’Africa tanto magica e meravigliosa, che selvaggia ed inesorabile, devastata dalla violenza e la miseria,ma anche generosa di scenari e paesaggi indimenticabili e maestosi, ritroviamo Mario che rappresenta “l’Italia” del “così fan tutti”che conosciamo bene, attraverso i fatti di cronaca, dove impera il compromesso, la furberia e la corruzione, dietro alle ville ed ai Suv, le cene di gala e dove tutto e’ lecito, e Luca, (Stefano Accorsi) che invece incarna, l’ ”Idealismo” del “medico senza frontiere” che per aderire nel modo più alto al Giuramento d’Ippocrate lavora al servizio dei più deboli e diseredati.
Tale contrapposizione trova il suo apice e viene ben espressa, a mio avviso, nel momento recitativo centrale e più intenso del film: il litigio tra i due medici tanto diversi ma alla fine anche tanto uguali, figli dello stesso mondo, dal quale sono scappati per motivi diversi, ma dal quale saranno nuovamente risucchiati.
Sarà infatti Mario a proporre un patto a Luca. L’idea e’ quella di tornare indietro: Luca e Ginevra rientreranno in Italia, dove il caso delle tangenti e’ ormai di dominio pubblico ,per incassare dalla banca, i frutti della corruzione ancora disponibili, che diverrebbero preziosissimi a questo punto, per la fondazione Africana, per l’acquisto di apparecchiature mediche, e per permettere a Mario, di farla franca, e svignarsela senza affrontare i suoi carichi pendenti. Si realizzerà così un epilogo “a sorpresa”.
Questa ennesima fotografia del nostro Paese, che si ispira come doveroso, alla nostra commedia più classica nella gloriosa tradizione di qualche lustro fa, aggiunge ad una realtà recente, già molto folta, e che supera decisamente in negativo, quanto trasposto su cellulosa, un’altra trasfigurazione dei nostri vizi capitali di sempre.
In questo caso il regista sotto la lunga ala di Domenico Procacci, che con la sua Fandango mette a segno così un altro film riuscito, ci porge uno spaccato dicotomico, tra l’Italia della “Casta” della Sanità qui vista nella sua peggiore immagine, e invece l’Italia del volontariato e della cooperazione internazionale che dà lustro al nostro paese, attraverso il lavoro encomiabile dei nostri bravi operatori sociali, siano essi medici che semplici volontari, i quali, ci fanno ben sperare circa i valori più decorosi non solo della scienza medica, ma anche più in genere dell’animo umano.
Le commedie come queste, che ci fanno riflettere, rubandoci anche delle sonore risate, fanno solo bene al nostro cinema, che sebbene incapace di fare a meno dei “cinepanettoni”, ha ancora molto da dire anche in mezzo alle proposte Hollywoodiane. Il mio altro non è che un invito ad accorgersi di quanto buon cinema “Tricolore” ci passa davanti agli occhi, un cinema che diverte, ma fa pensare, e non di meno è capace di farci guardare allo specchio, e a volte, almeno nei casi più esemplari, a risvegliare in noi un “senso critico” che alleniamo sempre meno attraverso altri mezzi di comunicazione ed intrattenimento.

 

Mario Bartilucci