Accogliere

Negli ultimi tempi in ogni luogo, in ogni città, in ogni porto, in ogni angolo della terra risuona un’unica fatidica parola: accoglienza. Bisogna accogliere chi è in difficoltà. Bisogna accogliere rapidamente senza ripensamenti, per compassione e pietà, per rispetto della vita umana, per dare speranza, salvezza. Bisogna affrontare di petto il problema dei rifugiati in modo semplice non aggressivo. Bisogna avere gesti affettuosi, parole gentili, animo pieno di desiderio di aiutare concretamente senza visi ostili, parole vuote. Bisogna risolvere una volte per tutte il problema dell’accoglienza che rischia a lungo andare di trasformarsi in una polveriera. Molti si slanciano sul tema dell’accoglienza ne fanno politicamente il proprio e unico quasi cavallo di battaglia. La gente stessa si infiamma sul tema e cerca di nascondere l’apprensione e la perplessità. Ci viene il sospetto che molti  al potere spingono alla accoglienza per un tornaconto economico. Gli immigrati sono un business a tutti gli effetti.

La gente comune sembra quella più solidale, sincera, più ragionevole  quella più disposta a unire le forze a intervenire sul fenomeno per arginarlo rispetto ai vip. In tutti fa la comparsa un sentimento di solidarietà, perdono, accoglienza.

Molti invece si lamentano, altri parlano di solidarietà con sguardo accigliato, e disprezzo nella voce e un lampo ironico negli occhi. Ci troviamo davanti a una umanità impazzita che se da un lato vuole accogliere perché cosi dicono tutti dall’altra è guardinga e poco umana.

Poi ci capita all’improvviso di sentirci male su un autobus o di assistere a qualcuno che si sente male e nessuno interviene. Tutti  girano la faccia. La parola accoglienza applicata solo in certe circostanze e solo con certe persone. La parola solidarietà che diventa uno straccio vecchio. Restiamo per terra agonizzanti e la gente ci scavalca. Alcuni imprecano addirittura contro di noi che abbiamo ingombrato il passaggio. Nessuno offre un po’ d’acqua, una caramella. Si sente il gelo che può essere tagliato con un coltello tanto è denso. Nessuno aiuta gli altri per la strada, in giro. Ci affidiamo a un vergognoso, imperdonabile scaricabarile. La nostra gente viene abbandonata senza motivo.

Allora pensiamo che va bene l’accoglienza, ma a noi chi ci accoglie in caso di bisogno? Domanda sospesa nell’aria senza risposta.

 

Ester Eroli