Anna Perenna

Anna PerennaIl 15 marzo era una data importante per il calendario romano, iniziavano le famose idi di marzo, una sorta di capodanno romano che coincideva con la festa della primavera. In quel giorno si celebrava il mito di Anna Perenna ninfa, madre, la cui etimologia rimanda alla parola anno che iniziava a Marzo. La dea avrebbe presieduto al corso delle stagioni e sarebbe stata la personificazione femminile del perpetuo ritorno dell’anno.  Secondo alcune fonti sarebbe identificata con  la dea della terra etrusca da cui proverrebbe o dell’abbondanza. Il suo nome significa piena di cibo, simbolo della natura, della primavera, del racconto. Era venerata anche come divinità delle acque.   Del  mito se ne parla nei Fasti di Ovidio. La dea sarebbe morta affogata, secondo alcune fonti suicida,  il 16 luglio e il calendario cristiano successivo volle dedicare a Sant’Anna il 26 luglio. Secondo la tradizione Anna sarebbe stata la sorella della regina Didone di Cartagine. In un quadro del Guercino nella galleria Spada Anna accorre in soccorso della sorella Didone suicida per amore. Dopo la morte della sorella Anna si rifugiò nella corte di Malta ma da lì per varie persecuzioni fu costretta a fuggire. La sua nave fece naufragio nelle coste laziali e lei  fu ospitata per diverso tempo da Enea, provocando la gelosia della moglie Lavinia che secondo la leggenda la affogò nel fiume. Per questo motivo è chiamata ninfa perché fu trasformata in una ninfa e la sua voce si poteva ascoltare nelle onde perenni. Secondo un’altra versione avvertita in sogno da Didone si allontanò sana e salva. Secondo altre fonti Anna era semplicemente una vecchina che aveva soccorso i plebei durante le rivolte e questi per ricompensa le avevano dedicato una statua. In onore della divinità in un bosco sacro, forse sulla Flaminia a Roma,  si svolgevano banchetti all’aperto  chiassosi, balli, canti osceni e volgari, orge accompagnati da molto vino. Alcune feste si svolgevano sul Tevere, come in una specie di capodanno in cui ci si facevano gli auguri, e chi beveva più bicchieri aveva la vita più lunga. Alla festa pubblica partecipavano giovani donne, coppie adulte. Di solito avvenivano danze sensuali e libagioni e le donne si scioglievano i capelli al vento. Si raccontavano storie piccanti con spirito burlesco  e si facevano dei doni alle sacerdotesse della ninfa.  Ci si faceva gli auguri per propiziarsi la stagione contadina. Si svolgevano anche gare e competizioni nelle capanne  con premi ai vincitori. Alla dea erano dedicate anche delle statuette che avevano la sua forma. Nel 1999 nel quartiere Parioli a Roma, durante lo scavo per la realizzazione del parcheggio di piazza Euclide è stata ritrovata una fontana di tipo greco, rettangolare  dedicata a Anna come mostra l’iscrizione murata, risalente al IV secolo ac. Sul posto sono stati rinvenuti oggetti relativi ai riti magici che si svolgevano, alcuni in piombo. Sono state ritrovate monete, figure antropomorfe, statuette votive, pentole di rame . alcuni oggetti sono finiti nel museo romano delle Terme di Diocleziano. Anna era una sorta di befana arcaica, la grande madre che sostituiva Minerva nel mito.

 

Ester Eroli