Assemblee

AssembleeSpesso in alcune aziende private, in alcune fondazioni, in alcuni enti si svolgono mensilmente o annualmente dei convegni, dei dibattiti, delle assemblee. Di solito i convegni si fanno fuori sede di lavoro e magari pure in un’altra città. Ogni ente crea, realizza questi incontri per scopi formativi, divulgativi e con lo scopo ultimo di farsi conoscere e apprezzare nel panorama variegato del mondo del lavoro. A decidere i tempi, il luogo delle assemblee sono ovviamente i dirigenti, che sono responsabili della riuscita dell’evento  e che hanno più esperienza  e le giovani generazioni devono sottostare alle decisioni prese dall’alto. I dirigenti devono essere perfettamente d’accordo fra di loro e ligi alla disciplina. La preparazione all’evento avviene in modo meccanico, ma è avvolta da un clima di ambiguità. Su un terreno apparentemente razionale si innestano situazioni inquietanti. Infatti spesso in queste situazioni si fa strada una vera e propria attività discriminatoria a largo raggio. Molti dipendenti non vengono resi partecipi e non vengono invitati. Non rientra nell’ordine delle cose ospitare i comuni mortali, i semplici impiegati, gli uscieri. Ci sono poi gruppi di persone che vengono ammessi e accettati nell’olimpo indiscusso del potere. Questi gruppi si sentono dei privilegiati, si vantano di essere prescelti, danno l’impressione di essere superbi. In verità questi individui per così dire  salvati sono prepotentemente sfruttati come manovalanza all’interno dei lavori dell’assemblea . Nel gruppo poi si fanno delle distinzioni. Quelli di infimo ordine, considerati poco vengono lasciati a loro stessi, magari messi in camere d’albergo squallide, in alberghi lontano dal centro della città, messi a fare lavori di bassa lega. Molti di questo sottogruppo devono poi subire, perché in posizione di debolezza, gli strali dei colleghi, i dispetti prepotenti. Molti colleghi in carriera, che si danno importanza, spesso si sono rifiutati di stare nella stessa stanza, nello stesso albergo, nella stessa tavola con i soggetti più deboli della catena. Con precisione inquietante, in modo spontaneo gli umili sono stati esclusi e non solo, ma anche maltrattati. Il potere non conosce amicizia, gratitudine. La dinamica dei convegni è sempre la stessa. Il mondo del potere, opera dell’uomo, è proibito al cittadino comune. Ai comuni mortali è preclusa la conoscenza, il rispetto. I semplici impiegati devono solo obbedire, e subire le angherie, lasciarsi guidare dalla forza del potere che con la sua autorità annienta e distrugge, sfoggia e deride. Certe dinamiche interne dell’azienda inoltre devono essere tenute nascoste al semplice impiegato che alla fine si sente un isolato, un eremita. I suoi comportamenti sono censurati, criticati. Alla fine però avviene il riscatto. Infatti una volta che la gente comune ha appreso di essere esclusa dai convegni  decide di non partecipare più a simili eventi magari adducendo motivi di salute e familiari o esibendo un certificato medico  Molti addirittura, per mancanza di organico sul campo, sono stati pregati di andare ma non l’hanno fatto. Alla fine le assemblee sono state caratterizzate da pochi partecipanti. In fondo la disumanità viene sempre apertamente punita. La vendetta del destino è indimenticabile. Anche la gente che non lascia traccia può essere utile.

 

Ester Eroli