Attività fisica per la prima infanzia

Attività fisica per la prima infanziaUna scelta che presto i genitori si trovano a compiere per il benessere dei loro figli riguarda l’avvicinamento dei bambini ad una attività fisica o ricreativa. Sono anni importantissimi, quelli della prima infanzia, in cui si gettano le basi per la costruzione della personalità e della socialità, in cui futuri uomini e future donne sperimentano per la prima volta sé stessi e la relazione con il mondo, e, ancora più importante, registrano le reazioni del mondo circostante alle loro azioni. Per questo è consigliato da psicologi e pedagogisti, fin dalla tenera età, l’avvicinamento dei piccoli ad attività extra, da praticare dopo l’asilo o la scuola elementare una o due volte la settimana. Si tratta di appuntamenti che aiutano i genitori nel compito di crescere i figli, ma che raggiungono risultati positivi solo quando vengono vissuti dal bambino con serenità e interesse. Per questo è opportuno non parlare di sport ma di attività educativa, che stimola la nascita del senso identitario e di autostima. I bambini a partire dai tre anni circa d’età sono in genere già pronti per sperimentare, sotto forma di gioco, la periodicità di un impegno che diverte – è fondamentale la dimensione ludica dell’attività scelta – un impegno che, allo stesso tempo, una volta assunto che deve essere portato avanti. Nella scelta dell’attività più adeguata da proporre, sulla base delle propensioni dimostrate dal bimbo, bisognerebbe optare per un corso che possa garantire piccoli traguardi e grosse soddisfazioni, senza imposizioni opprimenti e fuori luogo. Nell’attività motoria o sportiva la coercizione, soprattutto in tenera età, può scatenare l’ansia da prestazione e la paura della competizione, scogli difficilmente rimovibili quando la personalità sarà già formata. Essenziale è nella decisione del genitore, la risposta mostrata dal bambino. Se lo si vuole iscrivere, per esempio, ad un corso di acquaticità in piscina, la scelta è ottima, anche per i più piccoli, ma bisognerà valutare l’appeal che l’acqua ha sul bambino. Forzare verso un’attività per cui il piccolo dimostri da subito una profonda avversione può essere controproducente. Tuttavia un unico tentativo non potrà essere determinante. Se la prima volta che il bimbo si trova a contatto con l’acqua e lontano dalla madre incomincerà a piangere e urlare non è detto che si comporti in ugual modo al tentativo successivo. Una volta rotto l’empasse sul piano vasca, quasi tutti i piccoli troveranno assolutamente divertente la lezione di nuoto con la maestra e con altri bambini come loro. Il nuoto va molto bene, al di là degli effetti su tutta la muscolatura e sulla postura e i benefici in termini di conoscenza dello spazio e del movimento del proprio corpo, dà la possibilità di prendere confidenza con un elemento, l’acqua, con cui si avrà a che fare per tutta la vita, e che potrebbe rappresentare una fonte di rischio e pericolo se non conosciuto in modo adeguato. Come sport vero e proprio, la pratica natatoria è più adatta a bimbi più grandicelli, il cui sviluppo psico-motorio è già arrivato al consolidamento degli schemi motori di base, come correre, lanciare, strisciare. In ogni caso, qualunque sia la scelta, iniziare presto l’affiancamento ad uno’attività fisica ha il vantaggio di dare la possibilità al bambino di orientarsi in una nuova dimensione prendendosi tutto il tempo necessario.

Importante è proporre attività che non isolino il piccolo ma che anzi favoriscano la costruzione, in ogni situazione, di un nucleo sociale esemplare, in cui il bambino costruisca e individui la sua personalità. Lo sviluppo del bambino affronta varie tappe, e la socialità come forma di gioco e interazione arriva solo intorno ai sei anni d’età. E’ giusto infatti a quest’età prediligere sport di squadra o che stimolino il ruolo di ognuno all’interno di un gruppo. Al genitore il compito di seguire da vicino le prime esperienze, evitando per quanto possibile risvolti traumatici di scelte approssimative e imposizioni più dannose che altro. Ricordando di accompagnare i propri figli, scomparendo al momento opportuno per lasciare che l’attività si svolga senza creare distrazioni e il genitore dovrà ricomparire una volta terminata la lezione per rassicurare e lodare il bambino, o aiutarlo a superare eventuali criticità. Ma soprattutto il genitore dovrebbe ricordare di chiedere sempre al bambino cosa ne pensa, se vuole fare o non fare più l’ esperienza proposta, e assecondare i suoi desideri, anche se divergono dai suoi.