Caratteristiche delle feste paesane

gli organizzatori del gruppoIn Italia le tradizioni sono importanti e si tramandano di generazione in generazione, alcune separatamente altre insieme. Ogni paese ha il suo santo patrono, protettore della città, le sue feste religiose e non, le sue ricorrenze. Nel lontano passato le feste paesane erano a buon mercato, modeste . Il comune, che gestiva la cosa pubblica, organizzava da solo gli eventi e le feste con determinazione e tenacia. Per risparmiare si facevano balli popolari, giochi popolari di piazza, musica della banda locale, processioni con la statua del santo e le reliquie miracolose e l’acqua benedetta, giostre. Ci si accontentava di poco di un po’ di tabacco, di un po’ di rum. Tutti partecipavano e lavoravano per la realizzazione della festa con alacrità, senza pretendere ricompense. Alla fine si faceva la messa nel piccolo altare della chiesa madre, senza pretese e perdite di tempo. Con il tempo ci si è abituati a feste più lussuose, avide di novità con l’illusione di trovarsi nel paese di cuccagna. Sono state fatte feste effimere, prive di devozioni con le processioni deserte e i locali notturni pieni. Le feste si sono trasformate in baldorie, in abboffate. Senza paura si è sperperato denaro pubblico. Festa da ricordare perché piene di rumori, di musica d’elite assordante suonata fino a smarrire la ragione. Feste grossolane piene di stand gastronomici, di cibi abbondanti, di ragazze nude e insolenti sui palchi per gli spettacoli, di cantanti famosi pronti a esibirsi impettiti e allegri, di vizio. Feste fatte in pompa magna, con recite, intrattenimenti per bambini, fuochi costosi d’artificio, con lotterie, con tentazioni, con vendite nei negozi aperti per l’occasione. Anche il santo patrono può dar vita al business, senza scrupoli. Poi le feste sono state organizzate dalla pro loco e tutti hanno seguito le sue direttive. Si sono fatte feste piene di distrazioni, con cartomanti, fachiri, giochi di prestigio, roulette, corse podistiche, gare di ogni genere. Si sono inventati tornei, rodei, incontri. Lentamente le feste sono divenute orge morbose, commedie, convivi    a cielo aperto che hanno annebbiato la vista. Feste religiose che sono state vissute dai cattolici scioccati come supplizi. Infatti in queste feste pagane non c’era niente di sacro, di giusto. Il fenomeno è divenuto incontrollabile. Nelle feste paesane donne discinte vendevano biglietti della lotteria con aria ammiccante e tono confidenziale. Le feste sono divenute pesanti, sono divenute lunghe, si è passati dai fine settimana a una settimana intera di festeggiamenti. Feste che sfinivano per l’afflusso massiccio dei turisti. Dopo queste premesse era facile prevedere le conseguenze. Ci si è cullati per troppo tempo nel benessere. La crisi economica ha eroso i soldi in cassa destinati alle feste paesane. Molti comuni non sono stati in grado di gestirsi. Invece di rassegnarsi alla gravità della situazione molti comuni hanno pensato bene di introdurre il pagamento di un pedaggio per accedere al centro del paese ed assistere alla festa. Per vedere una festa pubblica, popolare si deve pagare un biglietto di ingresso. Si tratta di un contributo, in alcuni casi, anche consistente, robusto. Si costringono i visitatori a pagare con disinvoltura. Il biglietto da pagare ci riporta a una realtà conosciuta: pagano sempre i consumatori finali, la gente comune, gli schiavi del sistema Italia. In Fondo hanno la meglio sempre i furbi, agli altri non resta che pagare anche per un sciocco divertimento che dovrebbe essere gratuito proprio per la sua semplicità.

 

Ester Eroli