Casi estivi

Casi estiviLo scrittore Achille Torelli diceva che amava rappresentare personaggi femminili e donne maritate perché erano più sagge. Era affascinato dalle spose, dalla maternità. Le donne sposate per lui erano più pratiche meno sognatrici, meno amanti delle galanterie, più attente  e comunicative. Eppure incredibilmente nelle estati roventi accade che mamme dimentichino i figli in auto. Tuttavia ci sono stati anche padri che hanno vissuto una simile esperienza. Persone competenti, abili, concrete che si perdono nel vuoto della memoria in modo all’apparenza inaudito. Sembra una stonatura dopo tanta perfezione nella vita domestica. Le madri esemplari scendono dal piedistallo all’improvviso. Eppure se si guarda attentamente al tessuto sociale tutto appare ovvio, quasi scontato. Ci meravigliamo come accade così di rado, forse ci saranno altri casi. Abbiamo impostato tutti la vita come una eterna avventura, cercando maldestramente di conciliare famiglia e lavoro. Agli impegni di lavoro spesso gravosi e pesanti si sono aggiunti gli hobby, anche essi faticosi, che contano addirittura di più. Pensiamo a piscina, palestra, corsi che riducono lo spazio per gli altri componenti della famiglia, per noi stessi. Abbiamo costruito una vita frenetica, allucinante, con ritmi pazzeschi. Dalla mattina alla sera si corre e si fanno gesti automatici, dati per scontato. Per abitudine frettolosamente chiudiamo il gas, le finestre salvo poi rialzarci la notte con il dubbio di non aver chiuso nulla. Come robot archiviamo nozioni, notizie, immagini. La memoria usata come un computer, che deve essere sempre efficiente. Poi sono aumentati i bisogni. Perdiamo tempo per comprare il regalo per la collega, l’abito nuovo per il matrimonio della cugina, visto che non possiamo permetterci il lusso di metterci quello del precedente matrimonio dato che l’hanno già visto. Un tempo i nonni avevano un solo abito buono per la festa, indossato per tutte le occasioni. Perdiamo tempo a lasciarci sedurre dai negozi, dalla pubblicità, perdiamo un mucchio di tempo per tornare a casa nel traffico se abitiamo in periferia. Passiamo le serate a ripassare il discorso che dobbiamo tenere al circolo, a stirare la camicia di seta appena comprata che fra un anno getteremo via quasi inutilizzata. La vita ci tiene in pugno con il suo insulto sapore. Non ci tratteniamo mai, non ci soffermiamo mai. Siamo avvezzi a correre come cavalli. Lavoriamo duro senza tregua come animali da soma. Non trattiamo mai rese. Non tiriamo mai i remi in barca. In vacanza scegliamo luoghi affollati dove fingiamo di riposarci. Non sentiamo mai il bisogno di parlare, di confrontarsi con gli altri. Scendiamo dai mezzi pubblici come furie, travolgendo tutto e tutti. Non ascoltiamo mai la voce del cuore, il fluire dei pensieri. Poi il fisico messo sotto pressione reagisce con le dimenticanze, con le distrazioni. Ci dimentichiamo il compleanno della nonna, di comprare il latte. Piccole falle che diventano voragini. Giustifichiamo i nostri comportamenti maldestri. Non abbiamo il minimo sospetto che tutto dipenda dal nostro stile di vita. Gli impiegati sono costretti a rimanere in ufficio fino alle cinque invece in passato molte sedi chiudevano alle due. Non abbiamo tempo talvolta nemmeno per farci i capelli, per telefonare a una amica. Il lavoro a casa si affastella, aumenta a dismisura, non riusciamo a smaltire i panni da stirare, i vestiti da lavare. Alla fine dimentichiamo le luci accese, il latte sul fuoco, di rimettere l’orologio e la sveglia. Siamo sempre di corsa perché non ci basta il lavoro, vogliamo la carriera, la famiglia numerosa, la casa al mare, gli hobby da seguire. Vogliamo imparare a ricamare, a sciare. Facciamo corsi di cucina, di pittura. Ci affatichiamo per seguire tutte le novità. Ci impegniamo persino per apprendere le arti marziali. Con il tempo dimentichiamo il valore di un sorriso, di un abbraccio. Siamo robot perfettamente funzionanti salvo andare in tilt ogni tanto. Abbiamo congegni che ci guidano e ci sostengono, ma camminiamo con il cuore in mano perché non abbiamo tempo per inserirlo nel petto, è un dispositivo troppo complicato.

 

Ester Eroli

 

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