Change, il verbo più diffuso

Il tempo passa e cambiano le abitudini, gli stili di vita, i modi di dire. Alcuni verbi sono caduti in disuso, non sono più rappresentativi di un’epoca come spigolare, non vengono più usati. Le nuove generazioni usano un linguaggio gergale e quindi usano verbi singolari come strippare ecc. In verità esiste un verbo che può essere considerato universale, rappresentativo di un’intera epoca. Ai nostri giorni il verbo che va più di moda, quello che anche se non viene pronunciato, è operativo a tutti gli effetti perché viene messo in atto costantemente. Il verbo in questione è a mio avviso, anglosassone: il verbo change. Questo verbo a varie sfumature di senso, può significare trasformare, convertire, mutare, scambiare, variare, ricambiare, sostituire, barattare, alterare. Il suo significato principale rimane però cambiare. In molti casi change sta anche per cambio di moneta. Change è sinonimo della nostra epoca assillata dallo smog e dal traffico. Tutto si muove intorno al cambiamento, brusco, repentino, formale, continuo, perpetuo come un pendolo che batte le ore monotono. Si cambia ogni giorno abito (guai a rindossare quello del giorno prima), si cambia luogo di lavoro, colleghi, si cambia spesso ristorante, bar, si cambiano gli amici, si cambiano i capi di azienda, si cambiano le scarpe, i farmaci usati, si cambia continuamente compagno, fidanzato/a, si cambia casa, posto di lavoro, si cambia spiaggia, luogo di incontri, luoghi di viaggio, si cambia pigiama, mobili di casa, si cambiano modi di pensare , stili di vita, mode . Nel costante divenire della vita tutto è in movimento come una giostra che corre folle alla velocità della luce. Passeggiando per le vie dello shopping è facile imbattersi in vetrine che vengono modificate a ritmo impressionante, allucinante. Una cosa vista il giorno prima in vetrina non viene più ritrovata, non può più essere comprata, è stata tolta dalla circolazione. Per attirare la clientela bisogna per forza fare colpo, colpire l’occhio con sempre qualcosa di nuovo. I ristoranti stessi si adeguano e propongono menù sempre più variegati, pizze sempre più particolari e ricercate. Tutto questo perché ovviamente abbiamo tutto e non sappiamo più che vogliamo veramente. Ci sono persone che non sanno mai che mangiare a pranzo, hanno l’imbarazzo della scelta. In tempi di crisi forse si penserà un po’ di più al riciclo e forse il verbo ad assurgere agli oneri dell’altare sarà un altro.

 

Ester Eroli