Ciao mamma

Pacifico Settentrionale, l’acqua vive col gelo e in quell’oscura unione tra vita e abisso nuota un gigante dall’aspetto sospetto. Un enorme mollusco con tante braccia e tanti neuroni, un polpo immenso, la piovra del Pacifico, la Enteroctopus Dofleini.  La piovra, quella che qualcuno ha accostato per la sua morfologia ad una ferita della nostra società, la mafia. Un essere guardato con paura, ma di cui poco si conosce la natura.

È a caccia, ma non cerca una preda che ceda al suo cospetto, ma una tana degna di rispetto.

La trova come un uomo trova la sua donna, sentendo qualcosa al centro del suo cuore.

Ha portato con sé le sue uova feconde, vita della sua vita, per il suo ultimo viaggio. Le depone e sono ben centomila.

Trascorrono sei mesi. Sei mesi spesi a far carezze alle sue creature preziose. Tentacoli che fan loro il pieno di ossigeno e che allontanano le alghe. Una covata importante, perché non una di tante, ma l’unica e sola. La piovra resta sveglia e sorveglia i suoi amori, non li lascia, non si nutre e le uniche energie rimaste le usa per soffiare acqua sulle uova per permettere la schiusa.

E alla fine le uova si schiudono, e per i giovani polpi tutto ha inizio. Per la piovra invece è la fine. Muore.

Delle centomila uova, dei centomila polpi, non si sa bene in quanti vivranno ma tutti e centomila hanno avuto le stesse possibilità, lo stesso amore che ha permesso loro di avere il permesso per esserci. E chissà se qualcuno dei polpi userà mai il proprio inchiostro nero per mandare un messaggio pensiero alla madre.

Un’altra madre a cui preme imprimere la parola possibilità alla vita dei propri figli è una rana rossa molto piccola. Un essere piccolo rispetto alla piovra gigante, ma di eguale grandezza.

Lo scenario è quello della coltre di fronde nella foresta della Costa Rica.

La rana è insieme ai suoi girini che girano e si rigirano su un letto di foglie accuratamente allestito.

Ma il destino vuole che il letto di foglie presto si secchi e la necessità di acqua renda necessaria un’immediata soluzione.

Ecco allora che inizia l’esodo. Un viaggio epocale.

La rana invita un girino a salire sulla sua schiena e la ricerca ha inizio. Ma la ricerca non ha come fine uno stagno, ma un qualcosa di inimmaginabile.

Arrivano ad un grosso albero e comincia un’estenuante arrampicata. Ascesa ardua per una rana, come una donna che dovesse arrampicarsi sull’Empire State Building con un bambino sulle spalle. Cosa sta cercando la rana?

È alla ricerca di una bromelia, una pianta con al centro una pozza d’acqua. Perfetta per la crescita di un girino. Ed è proprio lì che la rana ripone suo figlio.

La rana, però, non ha un solo girino ma ne ha ben sei. Ed ecco allora che il viaggio si ripete più volte.

Sembra tutto finito, ma c’è un altro problema da risolvere, le pozze d’acqua non contengono cibo. E allora la rana depone in ogni pozza un uovo fertile e altri ancora dopo qualche giorno. E i giorni si fanno settimane e in due sole la rana ha percorso ben mezzo miglio, circa 800 metri. Maratona di amore che avrà fine quando i girini svilupperanno le zampe, e inizieranno a compiere i loro primi passi nella foresta delle avventure.

E chissà se la rana avrà modo si salutarli e augurar loro buon viaggio della vita.

La vita è un insieme di storie, tante storie che vivono insieme. E insieme scrivono di senso il tempo.

È un lampo la felicità, ma eterno è il paradiso che lascia, dove vive chi ci lascia pur di lasciarci vivere felici.

 

Santi Germano Ciraolo