Collaborazioni

CollaborazioniAl lavoro spesso abbiamo aiutato colleghi in difficoltà, abbiamo creduto alla collaborazione, alla amicizia, al rispetto reciproco, alla umiltà dei gesti e delle parole. All’inizio siamo stati dei formidabili collaboratori, abbiamo creduto di avere a che fare con una squadra, con un team di persone comprensive e amiche, con una specie di famiglia allargata che combatteva per raggiungere un obiettivo comune. Con indole cordiale e espansiva, con modi aperti ci siamo disposti verso gli altri e in ogni circostanza, in modo anche professionale,  abbiamo fatto quello che era umanamente possibile. Abbiamo aiutato  i più giovani a districarsi nel labirinto delle regole e delle idee con autentica passione. Molti si sono basati sul nostro intuito, la nostra dedizione. Poi abbiamo scoperto un fenomeno nuovo ma già molto diffuso in vari contesti lavorativi, specie dove c’è carenza di personale. Le persone che in teoria dovrebbero dare una mano gratuitamente e collaborare pretendono delle regalie, delle attenzioni che vanno dal pagamento della colazione, al pranzo, al regalo per la figlia che fa la comunione. I colleghi che ci aiutano esigono una ricompensa sotto banco, di nascosto ma pur sempre un qualcosa in cambio, non fanno nulla spontaneamente, gratuitamente come è giusto che sia. Ognuno vuole una offerta, il tecnico che ci ha riparato il pc vuole il caffè, la collega una barretta di cioccolato. Nel caso non si dà nulla in cambio si ricevono solo dinieghi e rifiuti, e anche ritorsioni. Ci sono quelli che vogliono essere ricompensati persino per un meschino consiglio, vuoto di valore. molti vogliono una ricompensa spropositata per i loro maldestri interventi. Quando non sappiamo come fare stancamente ci sottomettiamo a questa usanza cercando intimante di dominarsi per la rabbia. L’amara delusione si ha quando anche il collega più amico ci pianta in asso visto che non siamo stati gentili con lui. Nelle ritorsioni, nei dispetti che riceviamo troviamo tracce di mancato servilismo. Molti vogliono regalie, oggetti insoliti, magari ci chiedono notizie dei prodotti tipici della nostra zona di provenienza con la speranza di ottenere qualcosa , magari solo un assaggio Noi ci ritroviamo invischiati in questa rete, a portare il vino al caporeparto, la collana d’argento alla collega per il compleanno. Per tenersi buoni i membri della amministrazione spesso si fanno dei regali informali ma utili, anche perché chi non fa regali non viene considerato. Per abbattere queste usanze, e uscire dal bozzolo e perdere completamente di vista questo fenomeno occorre sicuramente imparare a fare tutto da sé. Così ai mercati generali ognuno sta attento a portare le sue casse, la commessa nel negozio controlla solo i suoi capi e non muove un dito, l’impiegato si arrangia  a riparare da solo il pc guasto ignorando quello che accade intorno. Cambiare sistema non si può, è divenuta una usanza dura morire. Eppure i superiori non dovrebbero consentirlo, invece fanno finta di non vedere dispetti e ritorsioni. Se infatti non si porta un regalo si va incontro anche a rappresaglie anche trasversali. Allora si rimpiange il periodo di guerra, i periodi di crisi in cui la solidarietà si sentiva sulla pelle e scaldava come il cocente sole di Luglio.

 

Ester Eroli