Cosa vuol dire essere uno studente universitario oggi?

Cosa vuol dire essere uno studente universitario oggi? Un’università è una “istituzione di alta cultura” di formazione superiore costituita da un gruppo di strutture scientifiche finalizzate alla didattica e alla ricerca. È un’istituzione liberale, lungi dalle regole fisse e dittatoriali della scuola superiore, un mondo in continuo movimento, elastico e di livello superiore.

Le differenze tra l’università e la scuola dell’obbligo sono notevoli, il mondo con cui si viene a contatto non è più un ambiente “protetto” in cui un ragazzo si trova, seppur con un certo margine, controllato, seguito,  è un mondo in cui il ragazzo si vede libero di poter scegliere, spaziare, sperimentare e si trova quindi spesso in balia degli eventi, della burocrazia, dei professori. Un ambiente impersonale insomma.

Ultimamente inoltre l’università pubblica è stata attraversata da numerose proteste dovute ai tagli ai finanziamenti che vanno ad intaccare un sistema già di per se traballante e mal funzionante. La mancanza di fondi intacca la struttura dell’apparato accademico, tagli dei corsi, aumento delle tasse scolastiche, diminuzione delle ore degli insegnamenti fondamentali, tagli all’organico dei professori e dei collaboratori con una conseguente diminuzione dei servizi offerti agli studenti, i quali si trovano a dover sbrogliare matasse intricatissime nel loro percorso di studi.

Tutta questa mala gestione dei fondi pubblici, da parte del governo, riservati all’istruzione non solo va a pesare sugli studenti che si ritrovano con una qualità del sapere inferiore a quella degli altri studenti europei  ma va a pesare anche sul futuro del nostro paese. Se il futuro di una nazione sono i giovani allora di questi tempi non si sta facendo nulla per favorirlo, anzi, gli si sta mettendo i bastoni tra le ruote. Continuando ad erodere gli esigui contributi alla cultura, all’istruzione, alla ricerca non si fa altro che allontanare quei futuri pensatori e ricercatori che potrebbero guidare il nostro paese, portandoli ad emigrare per ricercare un qualcosa di migliore per se e i propri figli, per ricercare quel qualcosa che gli permetta un passo in più nel futuro, nella carriera.

Siamo nell’Unione Europea e la possibilità di studiare all’estero c’è e va sfruttata, logicamente, anche per permettere ai giovani di aprirsi ad un mondo sempre più vicino a noi, ma gli si deve dar pure la possibilità di tornare, di trovare quel che cercano pure nel nostro paese.

Ma non è solamente la questione della qualità dello studio o i limitati posti nella ricerca o nei campi più avanzati ad esser un problema per un giovane neolaureato, l’autofinanziamento è forse uno dei problemi principali; come tutti sanno non son solo le rette universitarie ad incidere sul budget di una famiglia per mantenere un figlio negli studi, c’è anche da trovare un alloggio, quando questi è fuori sede, deve pur vivere, mangiare, svagarsi ecc.. Gli studenti universitari possono accontentarsi di lavoretti ingrati e sottopagati che in un modo o nell’altro contribuiscono ad aiutare la famiglia a mantenerlo ma quando si tratta di studenti già laureati le cose cambiano.

La ricerca di un lavoro è spesso stressante per un neolaureato che in molti uffici, piuttosto che centri commerciali o negozi viene scartato perché “troppo qualificato”. L’azienda cerca quasi sempre dipendenti fedeli e che vogliano far carriera e che quindi puntino ad una posizione stabile all’interno della struttura, ma non appena si trovano di fronte un ragazzo plurilaureato, con un dottorato o un master si rendono subito conto che questi punterà appena possibile a cercare di meglio, un lavoro inerente agli studi, un posto migliore insomma.

Ricercare il meglio per se è diventato un difetto ai nostri giorni e nel nostro paese, perfezionarsi, migliorarsi è una cosa da lasciare fuori dal mondo lavorativo, una cosa da allontanare dalla propria filosofia di vita per potersi avvicinare alla filosofia dell’accontentarsi!

Trovarsi di fronte tutti questi ostacoli potrebbe portare un ragazzo a lasciar perdere, entrare nel mondo del lavoro appena terminate le scuole superiori ed accontentarsi di una vita che magari non fa per lui, lavoro, famiglia, mutuo, macchina, leasing, altro mutuo, vacanze, pensione. Ma per cinque che fanno questa scelta uno fa la scelta opposta di tentare una via più difficile, costellata di incertezze e dubbi che attraverso numerosi sacrifici e che lo porterà forse un giorno a ciò che cerca o forse no ma avrà comunque avuto un’esperienza che gli avrà cambiato il modo di pensare, vivere, interagire con la società.

 

Luca Ghilardi