Diego Velazquez, il pittore dei pittori

Ci sono grandi pittori che colpiscono per il loro genio e talento. In verità esiste un filo conduttore che lega tutti gli artisti in una sorta di destino comune. Del resto le capacità caratterizzano tutti i geni che si rispettino e già questo è un comune elemento denominatore. Il celebre Diego Velazquez fu battezzato in una popolare parrocchia di Siviglia. Suo padre aveva dei privilegi ereditari ma non era assolutamente ricco. Gli umili natali caratterizzano molte vite di artisti, di eccelsi pittori. Il cognome lo ereditò dalla madre come il pittore spagnolo Pablo Picasso. Il giovane Diego entrò a soli undici anni come apprendista nella bottega di un noto artista dell’epoca, la stessa cosa fece Giotto, Masaccio e via dicendo. Lo stesso pittore successivamente aprì una propria officina pittorica accogliendo numerosi apprendisti, pensiamo alla bottega dello stesso Verrocchio. Diego puntò a lavorare nelle grandi città dove maggiori erano i committenti e quindi le possibilità di lavoro. Pensiamo a Leonardo che si recò alla corte di Francia. Per molti artisti in agguato ci sono state sempre le difficoltà economiche. Lo stesso Caravaggio era oberato dai debiti. Un altro comune denominatore sono appunto i debiti, conseguenza di una vita dissipata, poco morigerata. Molti pittori sono morti in totale povertà, senza assistenza. Il carattere dei pittori è sempre lo stesso. Anche Diego era cortese, riservato, un po’ ombroso, incline alla malinconia, bizzarro, qualche volta taciturno, con una intelligenza acuta, amante della natura. Tutti i pittori, come anche Diego, hanno avuto bisogno per emergere dell’appoggio della corte, dei potenti. Diego infatti si impose all’attenzione della corte spagnola con un ritratto del re Filippo quarto. Era di moda fare ritratti a cardinali, papi, potenti, nobildonne. Diego anni dopo l’esordio realizzò il ritratto ufficiale di papa Innocenzo decimo. Ritratto pieno di solennità e dignità che fu molto apprezzato dalla corte pontificia che nominò Diego membro dell’Accademia di San Luca. Diego fu nominato alla fine ritrattista ufficiale di corte. Lo stesso Leonardo non disdegnava fare ritratti come la celebre Gioconda. Diego realizzò così molte opere in collaborazione con la corte e con il suo appoggio. Un atteggiamento comune a molti pittori. Michelangelo operò all’ombra protettiva del Vaticano. La vita sentimentale di Diego, nonostante il matrimonio e la nascita dei figli, fu turbolenta come quella di molti artisti di nostra conoscenza. Spesso Diego, come tutti gli artisti, amava ritirarsi in solitudine per meditare. Negli ambienti di corte Diego incontrò la perfidia, il pettegolezzo, l’invidia. Molti sono stati gli artisti ostacolati da rivali invidiosi e maldicenti cortigiani. Il più acceso nemico di Diego fu un artista di origini fiorentine legato al manierismo allora diffuso. Le conoscenze di Diego furono importanti, conobbe persino Rubens, Bernini ecc . Tutti i grandi artisti entrano in contatto, anche epistolare, con personaggi di rilievo della cultura e della politica. Diego fu spinto poi dallo stesso re, con cui aveva un rapporto speciale, infatti era sotto la sua protezione, ad andare in Italia per un viaggio culturale. Diego soggiornò a Venezia dove ammirò il Tintoretto, a Roma, ecc. A Venezia fu ricevuto con tutti gli onori. Roma gli ispirò dei quadri sui giardini di Villa Medici. Negli anni successivi Diego ebbe nostalgia dell’Italia. Il viaggio culturale ci fa pensare ovviamente al viaggio a Parigi, allora capitale dell’arte, di Amedeo Modigliani. Molti comunque sono stati i pittori che hanno compiuto viaggi di cultura in Italia. Diego fu un pittore molto apprezzato, lo stesso Delacroix lo elogiò. La morte di Diego avvenne all’improvviso e il pittore non morì navigando nell’oro. Pochi giorni dopo morì la moglie. Infatti nell’animo di ciascun pittore alla fine rimane impressa solo una donna, quella più importante, l’ispiratrice, la musa vera.

 

Ester Eroli