Eurofestival 2016

Eurofestival 2016Ogni anno il festival internazionale della canzone ci stupisce. Restiamo stupefatti da tutta una serie di comportamenti. A parte il barbaro sistema di votare spudoratamente  solo il proprio beniamino ossia il paese più vicino e amico, per cui ognuno vota per il proprio blocco, senza votare la canzone. Quest’anno siamo rimasti folgorati dal proliferare degli effetti speciali e particolari. Abbiamo visto raggi laser, balenare luci a intermittenza, lupi  salire sul palco, abiti dalle forme lunari, pavimenti dorati, acconciature strane. I cantanti si sono esibiti nelle fogge più strane, con i capelli al vento i disordine, immersi fino al collo in brillantini. Abbiamo visto uomini con il rossetto, i capelli lunghi, lo smalto nero. Incredibili scenografie si sono succedute fra lustrini e paiette, abiti argentati e dorati. Ci hanno stordito, scioccato, messo soggezione con sguardi ardimentosi, con raggi brillanti, con nomi strani, con musiche assordanti dagli strani ritmi. Abbiamo accettato ogni scena senza discutere. Poi ci siamo resi conto, senza avere una intelligenza formidabile, di essere stati soggiogati da mille sciocchezze e apparenze. Si sono presi gioco di noi furbescamente. Intanto le voci erano quasi sempre le stesse, le canzoni quasi tutte dance con più o meno lo stesso ritmo. Canzoni piacevoli, ma tranne qualcuna, ascoltare una equivaleva averle ascoltate tutte pochi erano veramente gli elementi di differenziazione fra di loro. la voce del cantante era appena percettibile, coperta abilmente da assordante musica. Un guazzabuglio di suoni e colori, fumo e vento . Alla fine abbiamo confuso le nazioni e i cantanti. Ci siamo sentiti presi in giro, non c’era una canzone che spiccava per originalità. Il look dei cantanti ci ha lasciato di stucco. Tutta una serie di montature artificiali che sono suonate false. C’è chi aveva i capelli d’argento, chi strani abiti gonfi. Nessuno si è mostrato al naturale per quello che è. Un sfoggio di lacche, parrucche, lustrini. Un modo di presentarsi negativo, a tratti irritante. La tecnologia faceva da padrone a scapito della voce, della canzone. Tutta una scena per presentare il nulla. Certo a una voce scialba faceva comodo stordire con un po’ di chiasso. Il fenomeno inquietante dell’importanza dell’apparire ha preso anche il festival delle canzoni. Ogni cantante ha cercato di colpire, di stupire l’occhio più che l’udito. In questo modo si è colpita la natura stessa della manifestazione facendola diventare sfoggio di ridicole esibizioni. Allora abbiamo ripensato con  nostalgia ai vecchi festival europei quando i cantanti si presentavano elegantissimi, le donne con abito lungo e cantavano canzoni che facevano venire i brividi e che nessuno sapeva scegliere tanto erano tutte belle. Abbiamo perso la canzone, la natura del festival ma in compenso abbiamo guadagnato look da sballo suscettibili di imitazione, per i più audaci.

 

Ester Eroli