Giovani all’estero per lavoro

Nel mondo sempre più automatizzato i posti di lavoro diminuiscono fortemente, sono assenti . I robot sottraggono braccia al lavoro, costituiscono una minaccia forte . Si crea così una piccola rivoluzione che porta a differenze generazionali. Viene meno la sicurezza, la serenità. Si crea isolamento, perdita di identità.

I giovani sono costretti ad andare all’estero dove sono più apprezzati e si sentono più partecipi del mondo del lavoro. La nostra nazione li ha traditi, non ha dato importanza al merito.

In patria restano i soliti raccomandati che ambiscono a ruoli di primo piano pur essendo inadeguati con la loro preparazione lacunosa. E’ fondamentale per la preparazione la pratica in qualche luogo di lavoro che spesso manca sul territorio. Sono stati scoperti molti intrighi nel campo raccomandazioni e appoggi.

I giovani odiano essere compartiti, mostrare imbarazzo, si tuffano nel lavoro in un altro paese imparando le lingue. Vanno via costretti dalle circostanze non certo volontariamente. Alla fine egoisticamente si adagiano in quella situazione e non tornano più, interessati solo alla propria situazione. Il nostro è un paese avaro, che non da niente.

Bisognerebbe proporre una raccolta firme per evitare il flusso dei nostri ragazzi all’estero, operare una sensibilizzazione notevole.

Non dobbiamo solo ripiegarci in una visione nostalgica del passato.

 

Ester Eroli