Gli handicappati nella nostra società moderna

Gli handicappati nella nostra società modernaNella nostra società enormi passi avanti sono stati fatti per la tutela delle minoranze etniche, per il rispetto dei diritti umani e della dignità umana, per la protezione delle comunità degli stranieri presenti numerosi nel nostro territorio nazionale. A livello pratico molte barriere architettoniche sono state abbattute per consentire ai portatori di handicap di destreggiarsi bene nel traffico cittadino. Gli stessi mezzi pubblici di recente fabbricazione sono dotati di pedane per facilitare l’entrata e la discesa di eventuali persone su sedia a rotelle. Ci sono locali pubblici aperti ai portatori di handicap che aiutano la socializzazione fra e con queste persone, il cui personale risulta molto attento a soddisfare le esigenze di questa particolare clientela. Insomma sembra che la nostra società si sia svegliata dal suo immobilismo e abbia aperto e abbia deciso di aiutare gli handicappati, sempre più numerosi, dato l’aumento degli incidenti stradali. Molti giovani vittime di paurosi incidenti sono rimasti invalidi, magari privi dell’uso degli arti. Il comportamento della società nei confronti di questa categoria di persone sembra a un primo colpo d’occhio, impeccabile, al disopra di ogni sospetto. Per ogni handicap esistono soluzioni pratiche. Gli handicappati nella nostra società sembrano godere del massimo rispetto, ma questo solo in superficie. Apparentemente la situazione appare idilliaca, le soluzioni prospettate sono le migliori in assoluto. Contributi vengono dati alle persone cieche bisognose di essere accompagnate. Esiste nel profondo invece tutta una realtà che la maggior parte delle persone lontane dal problema ignora completamente. Gruppi di volontari impegnati ad accompagnare queste persone hanno riscontrato una serie di strane anomalie, comportamenti veramente poco educati da parte del genere umano: automobilisti che lanciano insulti in direzione della persona colpita dall’handicap, donne con la puzza sotto il naso che storcono il muso e si allontanano in fretta per non essere vicine, sguardi, soprattutto sguardi poco lusinghieri che tagliano come la falce tanto sono duri e crudeli, risatine soffocate, gomitate, ragazzi giovani che si lasciano andare a commenti volgari di pessimo gusto, anziani che ironizzano sul tipo di handicap, negozianti che si mostrano sgarbati e maleducati. Sono soprattutto le donne quelle più spietate e selettive, che si girano per commentare nelle strade affollate di città. Sono sguardi, occhiate che fanno male perché penetrano nel cuore come la lama appuntita di un coltello. Sono frasi pronunciate a bassa voce che offendono, che escludono, che deridono. Ci si trova di fronte a sghignazzi, sberleffi, sgambetti. Addirittura giovani ragazze fanno gli sgambetti a persone non in grado di camminare speditamente. Persone obese vengono isolate, abbandonate a loro stesse, additate come appestati. Figli di un dio minore che nessuno vuole. Si tratta di una serie di fenomeni occasionali ma che fanno impressione, perché vengono registrati nella mente della persona handicappata, che si sente marchiata, emarginata. Gruppi di ragazzi deridono le ragazze zoppe con frasi oscene. Sono situazioni che nessuno racconta, nessuno denuncia, che tutti dimenticano. Il diretto interessato per primo cerca di non ricordare l’episodio, e spera sempre che non abbia avuto testimoni. Gli handicappati si lamentano spesso della loro solitudine. Se hanno appoggio economico non hanno però il calore umano, la comprensione. Poche sono le persone che vanno realmente a trovare in casa le persone che non posso uscire per colpa del loro handicap, e se ci vanno lo fanno dietro un compenso da parte della famiglia interessata. L’andicappato trova solidarietà solo fra i suoi simili. Solo fra loro trova le amicizie, i rapporti umani, l’aiuto concreto. Si tratta di un fenomeno sommerso, poco visibile agli occhi del cittadino comune, del passante ma reale, che pesa sulla pelle come un macigno. Nessuno parla perché non lo ritiene conveniente. La cultura non è solo conoscenza ma è anche educazione. Non serve insegnare nozioni aride, nelle scuole si dovrebbe insegnare anche la solidarietà umana, l’educazione. Del resto chiunque di noi può venir coinvolto dal problema all’improvviso e non ci sono rimedi se non si trovano dentro le nostre stesse coscienze, che sovente sono sepolcri imbiancati.

 

Ester Eroli