I sommi del teatro italiano del ‘900

I sommi del teatro italiano del ‘900Nel presente articolo verrà tracciata, in maniera sintetica ma spero esaustiva, la storia artistica di coloro che possono essere considerati, a giusto titolo, i più significativi esponenti del grande teatro italiano del ‘900, il cui successo e rilevanza internazionale rimane tuttora ineguagliato.

 

 

 

 

Gabriele D’Annunzio

 

Amava autodefinirsi il vate e come tale firmò numerose sue opere. Nato a Pescara da famiglia agiata, questo personaggio dal multiforme ingegno e dall’immensa fantasia, ebbe una produzione letteraria senza eguali, tant’è che la sua opera omnia e costituita da ben 49 volumi!

Dal punto di vista strettamente teatrale il vate ebbe il suo primo successo con il dramma: “il piacere”, in cui si percepiva, sin d’allora, il suo modo d’intendere le tematiche e il lessico. Convinto assertore di un neo-edonismo che avrebbe adottato sia, come stile di vita sia, come stile letterario, seppe riportare in auge la ricchezza del linguaggio, la storie epiche ed eroiche, ma che fossero anche passionali e sensuali, per di più condite ed arricchite da parole rare e neologismi.

Studiò e si documentò su tutti le opere e gli stili teatrali della sua epoca, ma rivisitando con attenzione ed interesse anche la tragedia greca da cui fu sempre affascinato. L’amore intenso e burrascoso con la più grande attrice italiana di tutti i tempi, Eleonora Duse, lo ispirò alla stesura di memorabili tragedie, su tutte la Francesca da Rimini, che la ebbe come impareggiabile e forse inarrivabile interprete.

D’Annunzio volle creare la tragedia popolar-moderna impegnando al massimo dell’arte tutte le componenti del mosaico dello spettacolo: testo, musica, danze, costumi, scenografie ecc. coinvolgendo lui stesso un ampio pubblico, spesso culturalmente poco preparato, ad assistere a rappresentazioni sociali e a partecipare al rito dannunziano del palcoscenico.

Tra le sue opere più famose vanno ricordate: la figlia di Iorio, L’innocente, la Francesca da Rimini e Giovanni Episcopo.

 

Luigi Pirandello

 

Nato in una delle più suggestive città della magna Grecia, che probabilmente ebbe ampia responsabilità nella sua inclinazione verso il dramma e la tragedia greca, il professor Luigi Pirandello, dopo una lunga esperienza in qualità di docente universitario a Roma, si dedicò completamente, negli anni ’20 alla drammaturgia, sull’onda del suo primo clamoroso successo : il fu mattia Pascal. Amante del teatro, si cimentò anche nella direzione di compagnia romana denominata Teatro d’Arte dal ’25 al ’29.

Gli piaceva trattare temi inerenti la gelosia, gli adulteri, gli amori contrastati, ma anche pazzie, vendette, malattie, insomma tutti gli stati d’animo violenti e ansiosi dell’uomo, che riusciva a delineare nella filosofia comportamentale dei suoi personaggi con rara maestria. Opere come: la Vita nuda, Uno nessuno e centomila, Liolà, Così è se vi pare, Ma non è una cosa seria, lo fecero assurgere ai massimi livelli di successo di critica e di pubblico italiano. In seguito cercò ancor più di scavare a fondo nella psicologia e nella mentalità dei protagonisti delle sue opere, conferendogli una drammaticità di notevole spessore. Capolavori come : Sei personaggi in cerca d’autore, Enrico IV, Vestire gli ignudi, Questa sera si recita a soggetto, Non si sa come e i Giganti della montagna, fanno parte di quel teatro definito da lui stesso di seconda maniera che lo proiettarono nell’Olimpo dei più grandi drammaturghi internazionali di tutti i tempi.

Nel 1929 fu nominato Accademico d’Italia e nel 1934 addirittura premio Nobel per la letteratura. Tuttora le opere di Pirandello sono rappresentate in tutti i teatri del mondo con ampio gradimento e successo di pubblico.

 

Eduardo De Filippo

 

Profondo conoscitore dell’umanità, dei sui pregi e delle sue debolezze, specialmente per quel che concerneva la sua Napoli. Eduardo, figlio illegittimo di Edordo Scarpetta (famoso autore di farse), fondò nella capitale partenopea la Compagnia del Teatro Umoristico insieme ai fratelli Titina e Peppino, altri due giganti dello spettacolo. Di questo periodo (anni ’30) furono le sue prime opere composte insieme ai suddetti fratelli che ebbero sin da subito, uno strepitoso successo. Il pubblico di etnia napoletana già avvezzo alla teatralità peraltro innata nella loro indole, gradì moltissimo commedie come: Napoli milionaria, A che servono questi quattrini, Natale in casa Cupiello che, oltre ad avere spunti comici d’indubbia efficacia sapeva proporre e imporre le tematiche profonde e drammatiche della vita di tutti i giorni. Detti capolavori seppero varcare con prepotenza i confini del napoletano per imporsi dapprima in tutti Italia e poi nel mondo.

Ma Eduardo, ormai consapevole delle sua bravura d’attore e soprattutto di drammaturgo, si staccò dai fratelli per comporre commedie e drammi più profondi che unissero alla comicità di Molière il carattere amaro di Pirandello, in un contesto, però, prettamente napoletano. Nacquero così indimenticabili capolavori come: Questi fantasmi, Filumena Marturano, La bugia con le gambe lunghe, Non ti pago ecc. che, rappresentati con la propria compagnia teatrale su tutti i palcoscenici del mondo lo elevarono, giustamente, nel gotha dei più grandi artisti di tutti i tempi.

 

Adriano Zara