Il bilanciamento dell’eccesso con la libertà

Il bilanciamento dell’eccesso con la libertàAbbiamo vissuto in passato sotto certi aspetti in un Eden felice, senza problemi di libertà. Sul tappeto c’era i problemi della viabilità delle città, dello smog, delle scorie radioattive, della raccolta differenziata, del sovraffollamento delle carceri, dei scarsi fondi degli ospedali, dell’accorpamento delle asl, della corruzione della classe politica ma non c’era per lo meno il problema della libertà, di movimento, di pensiero. In fatto di libertà le ambizioni più grandi erano soddisfatte. Potevamo girare la notte nei locali quasi ubriachi, entrare nelle stazioni senza essere mai fermati, entrare nelle hall degli ospedali senza essere mai visti. Pigramente potevamo camminare davanti a una ambasciata, insistere a rimanere davanti a un ministero, entrare persino armati in un tribunale, in una scuola pubblica, soffermarci davanti a un asilo senza essere importunati dalle forze dell’ordine. Potevamo scarabocchiare i muri di città, le fermate dei tram, rompere panchine, vetrine dei negozi, mettere sottosopra un autobus, produrre schiamazzi sotto le finestre di ignari cittadini, lasciare indisturbati lattine vuote di birra vicino ai principali monumenti di città. Potevamo sempre contare sul silenzio complice dei passanti, sulla solidarietà dei coetanei se eravamo giovani, sul segreto mantenuto dai negozianti. In verità potevamo anche portare grossi pacchi in giro nei punti nevralgici senza dover celare nulla e senza essere controllati. Potevamo andare nelle piazze e sederci vicino alle colonne, ai monumenti senza essere ripresi. Potevamo lasciare scritte sulle panchine, nei vagoni di un treno, intagliare con i temperini le sedie delle scuole. Siamo affogati in un overdose di libertà come incauti notatori senza approdo . Il gusto del proibito ha sollecitato le nostre piccole infrazioni al vivere civile. In fondo facevamo quello che facevano tutti ogni giorno. Le nostre manovre arrischiate non sono state riprese, combattute. Nemmeno un rimprovero, una obiezione. Abbiamo intrapreso un rapporto intenso con la libertà che abbiamo assaporato in ogni suo aspetto. Intimamente non ci siamo mai sentiti colpevoli, la libertà era un diritto di tutti. Si presume che si nasca liberi. La libertà incondizionata, spontanea ci ha dato sollievo, l’abbiamo amata. Poi lentamente siamo scivolati nell’incertezza. Abbiamo scoperto che quella comune libertà poteva essere attentata in modo subdolo e sofisticato. All’improvviso ci siamo ritrovati a fare i conti automaticamente alla restrizione delle libertà acquisite. La libertà si perdeva fra menzogne, doppiezze, inganni. Con profondo umiltà abbiamo compreso che la libertà era compromessa, per certi versi, in certi paesi era naufragata. La libertà che ci veniva concessa era solo un pallido riflesso, un sosia di quella che avevamo goduto illimitatamente. Abbiamo disertato stadi, chiese, piazze come se fosse impossibile vivere una vita normale. Bar, ristoranti sono stati abbandonati come se fosse un delitto divertirsi. Nel dettaglio siamo passati da un eccesso all’altro. Addentrandoci nel discorso potremo dire che l’eccesso di libertà porta inevitabilmente alla non libertà, alla assenza di libertà. Allora sarebbe stato meglio controllare le stazioni, i cavalcavia, presidiare le scuole sempre, controllare i biglietti sugli autobus. Un po’ di fatica, di restrizione, di costrizione per poi continuare a godere dell’aria libera che adesso ci viene tolta lasciandoci senza respiro ancora una volta.

 

Ester Eroli