Il culto della personalità

Evita Peròn è stata la moglie del Presidente dell’Argentina Juan Domingo Peròn. Attrice di cinema conobbe il presidente mentre lavorava a radio El Mundo nel 1944, durante la raccolta fondi per un terremoto. Eva, anche a causa delle sue umili origini, divenne la paladina della lotta sociale per i diritti delle classi più povere. La sua attenzione ai problemi sociali la spinse a influenzare direttamente la politica del governo. La fondazione Eva Peròn si impegnava infatti alla costruzione di ospedali e scuole. Riuscì a introdurre nel suo paese il suffragio universale nel 1951. In Argentina viene considerata la fondatrice indiscussa dell’Argentina moderna. La sua vicenda umana, la sua morte commossero tutto il mondo. A lei sono state dedicate canzoni, film, libri, racconti. Evita morì a soli trentatrè anni di cancro. Al suo funerale presero parte milioni di persone. La vicenda più interessante riguarda la sua salma. Il suo corpo, venerato come una reliquia, fu imbalsamato e esposto fino al 1955, quando un golpe militare fece cadere il marito. Il corpo da allora subì vari passaggi di mano e vicissitudini, avvolti nel mistero. Fu portato in incognito persino nel cimitero monumentale di Milano. Qui Evita fu sepolta con il nome falso di Maria Maggi de Magistris. Successivamente venne portato in Spagna dove era esiliato suo marito. Dopo fu fatto rientrare in Sudamerica, dopo essere stato restaurato. Venne sepolta poi nel cimitero di Buenos Aires nella cappella della famiglia Duarte. Le persone dotate di una spiccata personalità fanno molto presa fra la gente. Vengono osannate, protette, lodate e in ultimo il loro stesso corpo diventa oggetto di culto devoto. Oltre i santi anche altre persone sono oggetto di venerazione e i loro resti mortali diventano luogo di pellegrinaggio. Il culto della personalità diventa culto delle reliquie. Pensiamo a quanti visitano ogni anno la tomba di Elvis Presley. Un modo per perpetuare il ricordo, per continuare a far rivivere il personaggio, che per la gente comune non è mai morto.

 

Ester Eroli