Il destino delle dittature

Il destino delle dittatureGheddafi, leader libico, è stato giustiziato durante la guerra civile degli ultimi mesi. E’ stato per più di quaranta anni la massima autorità del paese fino alla sua deposizione avvenuta da parte del Consiglio nazionale di transizione. Oltre che capo di governo è stato la guida ideologica della Libia a partire da quel lontano 1969 quando un colpo di stato portò alla caduta della monarchia. Gheddafi una volta al potere realizza una nuova costituzione e abolisce le elezioni e tutti i partiti politici. La sua politica diventa, con il tempo e con il consolidarsi del suo potere, sempre più spregiudicata. In politica estera diventa il finanziatore dell’OLP di Arafat nella lotta contro lo stato di Israele. Solo negli ultimi tempi abbiamo assistito a un riavvicinamento del dittatore ai paesi europei e all’Italia. Invece negli anni ottanta l’ideologia di Gheddafi è sempre più anti-americana e anti-israeliana. Questo ci spinge a analizzare altri dittature che si sono susseguite sotto i nostri occhi nel tempo. La mente va a Saddam Hussein giustiziato il trenta dicembre del 2006, in esecuzione di una sentenza di condanna a morte pronunciata da un tribunale speciale iracheno, confermata in appello, per crimini contro l’umanità. Saddam era nato in un villaggio da una umile famiglia di pastori di ovini. In seguito dopo varie vicende riuscì a impadronirsi del potere e a diventare un dittatore temuto. Infatti nel 1979 il Presidente della Repubblica Ahmad al Bakr si ritirò dalla vita politica e lasciò spazio a Saddam con cui si era imparentato. Esiste in realtà in filo conduttore che lega tutte le dittature, cambiano i luoghi, le persone, i fatti, le date ma il copione si ripete monotono. I dittatori sono quasi sempre ambiziosi, assetati di potere e spesso di umili origini. Pensiamo al semplice caporale Adolf Hitler figlio di un ufficiale inferiore delle dogane, condannato più volte per furto e bigamia. La loro giovinezza è caratterizzata da qualche trauma. All’età di sei anni Gheddafi venne coinvolto in un incidente durante il quale perse due suoi cugini e rimase ferito a un braccio per l’esplosione di una mina. Quasi tutti amano la forza, le prove di coraggio, le armi in altre parole, in alcuni casi, anche la rigida vita militare. L’uso delle armi aiuta la loro mente malata di protagonismo. L’idea di ricorrere alla violenza è insita nel loro DNA. Non dimentichiamo ad esempio che lo stesso Saddam fu promosso al grado di generale dell’esercito iracheno. Gli avversari vengono perseguitati, esiliati e alla fine anche uccisi se sono scomodi. Il potere viene costruito confidando nelle amicizie e negli appoggi politici, militari, parentali. Durante le dittature possono essere realizzate anche cose positive. Ad esempio Saddam introdusse un nuovo codice civile modellato su quello dei paesi occidentali, portò l’elettricità in tutto il paese, introdusse la meccanizzazione nella arretrata agricoltura irachena, favorì l’istruzione obbligatoria gratuita ecc. Lo stesso Mussolini in Italia bonificò l’agro pontino che era paludoso e fondò la città di Littoria, ribattezzata Latina, realizzò il quartiere Eur a Roma. I dittatori amano accentrare tutto nelle loro mani e pretendono di manipolare tutto anche le menti e quindi controllano anche la stampa, i giornali ecc. Le dittature quasi sempre degenerano in eccessi. Il Dittatore non diventa solo sanguinario, brutale, violento, crudele ma anche lascivo, impudico. Mussolini aveva amanti in ogni angolo di Roma, Saddam amava rapire le donne di suo piacimento, lo stesso Gheddafi aveva quasi un harem. Nella stanza dei ricevimenti di Saddam c’era la frase : le brave ragazze vanno solo in paradiso le altre ovunque. I dittatori prepotenti amano le orge, il lusso, i loro palazzi sono ricchi di opere d’arte, di preziosi, di tappeti, di oro e argento. I loro molti figli vivono di rendita, del resto hanno numerosi figli. Le loro ricchezze sono ingenti, i loro conti in banca miliardari mentre il popolo quasi sempre muore di fame. Pensiamo agli zar che avevano regge ricche di oro e i contadini non avevano di che mangiare. Non accettano critiche al loro operato, si considerano infallibili, quasi immortali. Vivono quasi sempre nel culto della loro persona, infatti fanno costruire mausolei, statue con la loro immagine oppure ricorrono, ove possibile, anche al chirurgo estetico per apparire più presentabili. Lo stesso Gheddafi si dice che ricorresse all’uso di creme miracolose. I loro discorsi sono un banco di prova per la loro straordinaria capacità oratoria. Cercano di sedurre con discorsi infuocati sulla patria e sugli eroi. I loro seguaci sono autentici invasati che si fanno prendere da una sorta di delirio collettivo. Usano quasi sempre slogan inneggianti il loro potere, che pensano sia infinito, duraturo. Nessuno dei dittatori pensa mai alla fine del proprio regime. La fine è simile in ogni dittatura. La fine ci fa pensare al famoso detto: chi di spada ferisce di spada perisce, infatti i dittatori finiscono per essere soffocati dal proprio stesso sangue.

 

Ester Eroli