Il gotico torna con The Crimson Peak

Il gotico torna con The Crimson Peak

In questi anni il regista messicano Guillermo del Toro ha dimostrato la sua estrema versatilità nel trattare vari aspetti del genere fantastico, dai supereroi di Hellboy alla fiaba neorealista de Il labirinto del fauno passando per i robottoni in stile Go Nagai di Pacific Rim.

Nella sua ultima fatica ora nelle sale, The crimson peak, Del Toro ha scelto di confrontarsi con il genere gotico di ispirazione ottocentesca, molto popolare come estetica di moda e gadget ultimamente (basta visitare le fiere del fumetto come Lucca per rendersene conto) e al centro già dell’interessante serie tv Penny Dreadful, di cui riprende l’idea di fondo di raccontare una storia di spavento in un’ambientazione ottocentesca, omaggiando un genere nato allora con uno sguardo però di oggi verso la società e il mondo di quell’epoca.

Di fronte a The crimson peak bisogna quindi come prima cosa rendersi conto di cosa non è: non è un film splatter con zombie e simili e non è nemmeno una di quelle storielle per ragazzine romantiche con vampirotti che luccicano al sole e altre amenità. Ci si trova davanti infatti ad una storia che colpisce per una ricostruzione storica, quella della società tra Stati Uniti e Gran Bretagna di fine Ottocento, degna dello Scorsese de L’età dell’innocenza, a cui si aggiunge la storia gotica, di fantasmi secondo un’accezione classica del termine, anche se le presenze sono un po’ troppo in stile spaventoso, unica concessione alla modernità e cosa che funziona meno. Sono molto più efficaci alcune metafore a base di insetti e giocattoli antichi e un po’ inquietanti per costruire l’atmosfera gotica, e a questo va aggiunta la storia, quella di un’innocente perseguitata e vittima delle macchinazioni molto reali di una coppia diabolica.

Il film propone un intreccio a tratti già sentito, ma realizzato con grande cura e interesse, capace in certi momenti di far saltare sulla sedia, con echi di autori come la Radcliffe, Poe, Carolina Invernizio e di film come i classici della Hammer degli anni Cinquanta, raccontando una storia al femminile dove alla fine i ruoli si capovolgono. Infatti lo scontro è tra la timida ma volitiva ereditiera Edith, che sogna di diventare scrittrice e forse troverà ispirazione nelle sue disavventure, e l’algida con non pochi segreti nobildonna Lucille, interpretate dalle due valide interpreti Mia Wasikowska, perfetta in ruolo in costume, e Jessica Chastain, autentico camaleonte per come sa cambiare pelle e ruolo.

Certo, perché oggi si può parlare di fantasmi e case stregate (e il maniero di Crimson Peak è l’altro grande protagonista della vicenda, splendido e terrificante, metà reale e metà in computer graphic), ma l’innocente perseguitata alla fine non sarà più la vittima sottomessa che sembrava predestinata ad essere, e non aspetterà più un principe azzurro che la salvi, ma magari si salverà da sola aiutando gli altir, tranne chi non può essere salvato.

 

Elena Romanello