Il potere che trasforma le donne

Il potere che trasforma le donneCi sono donne che si dondolano sulla sedia di pelle del proprio ufficio e alle spalle in bacheca hanno affissi gli elenchi dei collaboratori fidati, gli ordini del giorno, le circolari, gli ordini di servizio, gli inviti a convegni. Sulla scrivania di legno pregiato hanno diverse cornici d’argento che racchiudono foto di momenti salienti della propria attività lavorativa, di viaggi di lavoro, di premiazioni. Sono donne in completo pantaloni, in camicetta classica, che indossano scarpe comode, che hanno i capelli raccolti, le mani prive di smalto, la faccia senza trucco eccessivo. Sono donne che hanno puntato sulla carriera che trascorrono l’intera giornata in ufficio. La mattina corrono veloci in ufficio per un’altra giornata di lavoro e hanno bisogno di una acconciatura di capelli facile da riprodurre per ovvie ragioni di praticità. Il loro abbigliamento ricalca da vicino quello maschile. Sono donne libere, indipendenti economicamente, realizzate, che hanno ottenuto la dirigenza a caro prezzo. Magari vivono sole in un appartamento ben arredato con oggetti d’arte, mobili pregiati di antiquariato, con specchiere dorate, con console del settecento. Sono donne che si concedono magari un profumo alla lavanda, unico segno di femminilità. Per il resto hanno la valigetta di pelle come gli uomini, come i manager di grandi aziende, la sigaretta accesa tra le labbra e odorano di fumo come un uomo, camminano impettite, austere, disinvolte come uomini, senza vanità, hanno la mente agile e la memoria attenta, un modo di fare scaltro, fanno più cose contemporaneamente, studiano le oscillazioni della borsa, fiutano i mercati finanziari. Fra loro e gli uomini non vi alcuna differenza. Sono spesso arroganti, con i dipendenti usano parole sconvenienti, di rimprovero, vanno in collera per una sciocchezza, si mostrano ambiziose e corrotte. Fumano avidamente come uomini, bevono liquori e vini alcolici, densi e forti, lottano per il potere, usano i membri del sesso opposto per i propri interessi. Alcune volte sono dure, spietate, ciniche, perverse, come solo certi uomini di potere sanno essere. Non ammettono i pettegolezzi delle donne, le loro rivalità e frivolezze. Detestano le donne svenevoli, vanitose, sensuali, volgari. Non ammettono errori, ostentazioni, insinuazioni, dialoghi banali. Il loro atteggiamento è austero, sicuro, rigido. Hanno la sfrontatezza di un uomo piacente, in carriera. Le donne manager sono quelle che hanno fatto fortuna, che hanno conquistato tutti, che hanno lavorato sodo, senza concedersi distrazioni. La sera queste donne leggono romanzi a letto, studiano dossier, rileggono appunti. Si dedicano al lavoro anche fuori dall’ufficio magari con il pc portatile e il cellulare, al mare, in campagna, in viaggio. Nella casa di campagna davanti al caminetto prendono appunti, rielaborano articoli. La mente agile non si ferma davanti a niente. Ogni giorno elaborano idee innovative, pensieri, iniziative originali. Trovano soluzioni anche quando telefonano, guidano l’auto. Leggono i giornali al bar come un uomo, seguono le partite di calcio, musica classica alla radio, usano trapani e attrezzi da lavoro e giardinaggio, guidano moto potenti. La loro eleganza è ricercata, classica, non sofisticata, non sensuale. Dimenticano gli accessori che fanno impazzire gli uomini come le calze a rete, i tacchi alti, le camicette trasparenti e scollate, i pantaloni stretti, le gonne corte, il rossetto rosso fuoco, lo smalto blu, i capelli rosso fiamma, le ciglia lunghe e setose, il profumo delicato non aggressivo. Non pensano a fare colpo sugli uomini. Li lasciano nel limbo, sulla soglia, come elementi decorativi. In passato alcune donne erano, per gli uomini affermati, puri elementi decorativi, trofei da esibire in pubblico. Gli uomini temono queste donne, le considerano rivali, antagoniste, perché usurpano le loro funzioni, nemici da combattere, da eliminare sul campo, combattute con le stesse armi. Eliminate lentamente con la pistola con il silenziatore. Gli uomini non le sopportano perché detestano essere trattati alla pari. Sono donne che scatenano la gelosia delle altre donne per la posizione raggiunta, per la loro intelligenza acuta, per i soldi che guadagnano, per le ville al mare. Gli uomini vogliono donne sciocche, bambole sexy. Queste donne sono creature divise a metà, tra il mondo maschile, di cui hanno subito il fascino e l’influenza, e mondo femminile a cui appartengono di diritto. La loro femminilità viene soffocata. Magari sono figlie di padri che volevano un maschio e loro lo hanno accontentato. Ma loro natura emerge. Sotto il gilè di taglio maschile si intravede un seno sodo e compatto, sotto i pantaloni si intravedono le gambe sottili, nel petto il cuore sussulta alla vista della nuca perfetta di un uomo. Sono essere all’apparenza ibridi, informi come una macchia di colore su un quadro uniforme. Sono persone che sognano la laurea, il prestigio, il posto fisso, la carriera. La loro ambizione come quella maschile si scontra con il loro corpo di donna, con la loro natura. Sono a tutti gli effetti donne che hanno solo occultato la loro natura dentro abiti fittizi, dietro la maschera di uomini saggi. Forse hanno fatto felici i propri padri ma non in proprio cuore. Il prezzo del successo e del potere è quasi sempre lo stesso: la solitudine, il senso di estraneità. Non esiste condanna più grande. Il successo si assapora in solitudine come un veleno letale dal sapore dolce. Alla fine sono sole come un uomo che ha perduto la moglie morta di parto. Intorno un vuoto immenso, assurdo, nel cuore un dolore cupo.

 

Ester Eroli